| Dopo la strage di Dacca |
Il crollo del Rana Palace, alla periferia di Dacca, che ospitava cinque fabbriche tessili, si è sbriciolato il 24 aprile provocando la morte di almeno 1.127 persone, per la maggior parte operai, e il ferimento di altre 2.438, ha avuto almeno un effetto positivo. Le grandi multinazionali come H&M, Tesco e Zara, che affidano parte della loro produzione a fabbriche in Bangladesh, si sono dette disponibili alla firma di un accordo sull'aumento della sicurezza del lavoro nel Paese asiatico, della durata di cinque anni. L'accordo sulla sicurezza prevede il rispetto di norme antincendio, l'accesso dei sindacati alle fabbriche, la formazione di comitati di operai per la sicurezza, consentirà agli operai di rifiutare lavori che mettono a rischio la propria incolumità e obbligherà le aziende a pagare di tasca propria i lavori di ristrutturazione edilizia delle fabbriche. Secondo IndustrialALL, saranno i sindacati locali e alcuni ispettori indipendenti a controllare che le aziende adempiano agli obblighi. C'è da rallegrarsi. Ma restano alcune domande. Saranno le multinazionali disposte a pagare di più per i prodotti confezionati in Bangladesh? Saremo noi disposti a pagare di più gli abiti che compreremo? Chi controllerà i sindacati locali perché esercitino il controllo richiesto? Purtroppo i codici etici delle grandi aziende restano spesso disattesi e i dipendenti, pur di non perdere il lavoro, sono spesso disposti a chiudere un occhio, o forse tutti e due. Bene dunque gli accordi. Ma al tempo stesso è necessario creare una mentalità per cui il bene comune è più importante dell'interesse personale
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| Inviato giovedì 16 maggio 2013 alle 11.10
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| Il potere logora |
Sì. certo, il potere logora, non solo chi lo detiene ma anche chi ne è privo, come diceva il buon Amdreotti. Il motivo è sbbastanza comprensibile. Chi non ha il potere viene automaticamente escluso da ogni processo decisionale, non conta più. Chi invece ha il potere deve difenderlo con il rischio di mettere i suoi talenti non al servizio dell'istituzione che rappresenta ma della difesa del suo potere, rendendosi così inviso a coloro che sono sotto di lui. "Fra voi non sia così": è stata questa l'ammonizione di Gesù ai suoi discepoli. Nella comunità cristiana dovrebbe regnare sempre la regola della comunione, che porta a formulare decisioni largamente condivise da tutti i suoi membri. Il superiore quindi dovrebbe essere capace di far emergere il parere di tutti aiutandoli a verificarlo in riferimento alla fede comune e quindi a trovare quello che è meglio per il bene di tutti. Ma purtroppo il più delle volte non è così. Spesso e volentieri subentrano anche nella chiesa i giochi di potere per cui si sale la scala della gerarchia in base all'appoggio di questo o di quel superiore. Lo ha detto il papa stesso quando ha condannato il carrierismo. Come evitare che questo male contamini il corpo della chiesa? L'unico rimedio è quello di ritornare a un autentico spirito di comunità. Dovrebbe essere questo il tema centrale della nuova evangelizzazione. Ma chi nella Chiesa sarà in grado mettersi su questa via?
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| Inviato giovedì 9 maggio 2013 alle 09.43
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| Un punto di vista protestante |
Fulvio Ferrario in “Riforma” - Settimanale delle Chiese Evangeliche Battiste Metodiste e Valdesi – del 3 maggio ha scritto:
"Il mondo protestante internazionale e le piccole chiese evangeliche italiane hanno salutato con viva simpatia i primi interventi del nuovo vescovo di Roma. Egli ha mostrato uno stile semplice e diretto, quasi «alla mano», se l’espressione può essere appropriata per un tale ruolo. (...)
Mi pare di poter rilevare un marcato contrasto tra questa sobrietà e la retorica chiassosa scatenata dai mezzi di comunicazione e da una parte dell’opinione pubblica. Non sono mancati aspetti curiosi: alcuni di coloro che, fino a poche ore prima, avevano celebrato Benedetto XVI, scioglievano poi cantici commossi al «vento di rinnovamento» e alla «rifioritura dello spirito evangelico». Dobbiamo pensare che, in precedenza, esso fosse appassito? Francesco si è finora presentato come un testimone dell’evangelo, il che, per quello che posso capire, anche dai suoi gesti, esclude il culto della personalità. Il testimone vuole allontanare gli sguardi da sé per indirizzarli a Cristo. La società mediatica ha spesso bisogno più di personaggi che di testimoni: essa vuole incensare, idolatrare, oppure insultare e distruggere. Noi protestanti ascolteremo con attenzione il vescovo di Roma e siamo sicuri di poter imparare molto da lui. Non gli dedicheremo osanna e, forse, ci capiterà di dissentire, proprio perché ci sta a cuore la testimonianza dello stesso evangelo. Il cammino verso l’unità della chiesa può essere aiutato da un ascolto attento e, se del caso, da un dissenso fraterno, più che dall’inflazione dei superlativi. E, se abbiamo capito bene, siamo contenti di poter compiere un pezzo di questo cammino insieme a un uomo come Francesco".
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| Inviato mercoledì 1 maggio 2013 alle 21.57
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| Mi rivolgo a te... |
Mi rivolgo a te, caro amico, che leggi questo blog. Forse quello che scrivo ti fa piacere, forse ti dà sui nervi. OK. Ma perché non rispondi, non ti esponi con un tuo commento, non dici come la pensi. Non ci vuole molto. Basta concentrarsi un momento. Non c'è bisogno di scrivere un articolo di giornale e neppure dire cose speciali e nuove. Basta che tu dica il tuo pensiero. Come vedi, non c'è neppure bisogno di scrivere il tuo vero nome. E allora? Forse non hai ancora capito l'importanza dell'opinione pubblica nella nostra società e nella chiesa. E' l'opinione pubblica che il più delle volte determina le decisioni anche ad alto livello. Ma l'opinione pubblica non si forma solo nelle discussioni con gli amici, ma anche entrando nei social networks e dicendo la propria opinione. Quello di nicodemo è un piccolo sito, ma è abbastanza frequentato, e stai pure tranquillo che solitamente ai visitatori interessa non tanto quello che scrivo io, ma i commenti degli altri. Lo stesso si può dire per le letture e l'omelia domenicale. Il fermarsi un momento e scrivere una breve riflessione farebbe bene soprattutto a te, ma anche a me, perché mi aiuterebbe a scendere di più nel concreto. E soprattutto farebbe bene a tanti altri che si sentirebbero stimolati a riflettere e a situarsi in modo nuovo nella vita. E allora, che cosa aspetti? Non rimandare a domani quello che potresti fare ora, subito.
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| Inviato lunedì 22 aprile 2013 alle 16.54
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| Il dèmone della democrazia |
Nel suo blog di oggi Sandro Magister scrive a proposito degli otto consiglieri nominati dal papa: "Sembra chiaro comunque che l’iniziativa intrapresa da papa Bergoglio non ha nulla di democraticistico. È vero che gli otto consiglieri sono nella maggior parte anche titolari di incarichi elettivi nelle conferenze episcopali nazionali e continentali o al sinodo, ma non è stato questo il principale criterio di scelta. Molto di più è contato il rapporto personale col papa. E anche il loro potere sarà puramente consultivo, perché sarà alla fine il papa a prendere le decisioni". Sono felice che l'iniziativa di papa Bergoglio non abbia nulla di "democrticistico" (che brutta parola! Che cosa vuol dire?). Avrà almeno qualcosa di democratico? Sembra di no, se è vero che i membri della commissione daranno solo dei consigli che il papa utilizzerà come vuole. Al loro posto mi sentirei un po' demotivato, non sapendo che se ne farà del frutto della mia ricerca. Quello che mi aspetterei è invece un metodo collegiale, basato non sulla maggioranza ma sulla comunione. In altre parole un pensare insieme e un decidere insieme, coinvolgendo anche, nella misura del possibile, la base che dovrà eseguire le decisioni prese. In caso contrario aumenterà ancora di più la scollatura tra vertici e base.
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| Inviato martedì 16 aprile 2013 alle 10.21
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| Un silenzio assordante |
Nella terribile crisi politica, economica e sociale in cui versa l'Italia si sente un vociare confuso di critiche, proteste, proposte, spesso condite di pianto e di disperazione. Una voce soltanto non si sente, quella della Chiesa e dei suoi rappresentanti. E' vero, la Chiesa ha dato un segnale inconfondibile con l'elezione di papa Francesco. Ma i segni preziosi dati dal nuovo papa non sono stati tradotti in messaggi precisi da parte dei vescovi e del clero italiano. I nostri presuli dovrebbero gridare con tutta la loro voce. E invece, silenzio. Come mai? Forse perché si ha vergogna per scelte sbagliate fatte nel passato. Forse perché manca la possibilità di fare proposte sensate? Oppure, più a monte, perché manca una vera leadership pastorale, che sappia dare idee o fare proposte? Ma oggi non ci si aspettano idee e soluzioni. E' venuto il momento di richiamare i valori fondamentali del vangelo, questi sì non negoziabili, che sono quelli della giustizia, della solidarietà, della povertà accettata per ridistribuire i beni comuni, dell'uguaglianza di tutti gli esseri umani. Possibile che non ci sia niente da dire sul debito dello stato, sulla corruzione dilagante, sulla fuga dei capitali nei paradisi fiscali? Possibile che non si sia capaci di mettere in piedi una colossale rete di aiuto reciproco, di volontariato, di condivisione? Come mettere fine a questo silenzio assordante? Oggi la chiesa è ancora, nonostante tutto, l'unica istituzione apartitica che è radicata su tutto il territorio nazionale. Possibile che non possa o non sappia fare niente? Mi aspetto almeno un urlo di dolore. Altrimenti come annunzieremo la misericordia di Dio a un popolo ridotto in miseria?
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| Inviato lunedì 8 aprile 2013 alle 18.08
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| Un nodo difficile da sciogliere |
Una delle prime decisioni che papa Francesco dovrà prendere dopo la luna di miele del suo pontificato sarà quello dello IOR. Che cosa farne? Rinnovarlo, eliminarlo, trasformarlo in una normale banca? La decisione non è facile, perché il Vaticano, per funzionare, ha bisogno di denaro, di tanto denaro. Si pensi anche solo alle spese per il personale delle Congregazioni, per quello delle nunziature, alle cerimonie in S. Pietro, ai viaggi del Papa e del personale del Vaticano. E con questi chiari di luna, il denaro che proviene dalla periferia, dagli episcopati come dalle vecchiette, non è certo sufficiente. Ci vogliono fonti sicure e copiose. Una banca fuori del controllo statale può offrire queste risorse, ma costo di tradire l'etica evangelica e sottoponendo la S. Sede a una penosa perdita di credibilità. Mettere da parte lo IOR comporta dunque cambiamenti vistosi nella gestione delle finanze vaticane. Mancheranno i soldi per tante attività tradizionalmente legate al primato di Pietro e alla gestione dello Stato pontificio. Si renderebbe necessario il decentramento di tante funzioni, dovrebbero essere maggiormente valorizzate le conferenze episcopali, la curia dovrebbe essere drasticamente ridimensionata. La mancanza di soldi costringerebbe perciò il centro della Chiesa cattolica a una radicale riforma. Solo così si potrebbe riprendere a parlare di povertà nella e della Chiesa. Chissà che i problemi finanziari non costringano a riprendere in mano il vangelo?
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| Inviato giovedì 4 aprile 2013 alle 18.59
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