Sapienziali

Accanto ai libri storici, che narrano gli interventi di yhwhnella storia e riportano i suoi comandamenti, esiste un’altra collezione di libri, chiamati sapienziali, che contengono direttive derivanti da una riflessione basata non sulla rivelazione divina ma sull’osservazione e sull’esperienza. Il genere letterario da loro adottato è in prevalenza quello del proverbio, cioè di una massima che contiene non un precetto ma un consiglio. Non mancano però trattazioni più organiche sui più svariati problemi dell’esistenza umana. I saggi si dedicavano soprattutto all’educazione dei giovani (cfr. Sir 51,23), in modo speciale di quelli che erano destinati alla carriera politica e amministrativa. Per la sua stessa natura la sapienza va oltre le barriere religiose e nazionali e si trova in sintonia con l’analoga ricerca dei popoli circonvicini.

La ricerca sapienziale si basa sulla convinzione secondo cui esiste un ordine che unifica in modo stabile tutti gli elementi di questo mondo, del quale è garante Dio stesso. È dall’osservazione del cosmo che il saggio ricava quelle norme che permettono a ciascuno di entrare nel grande ordine dell’universo e di realizzare pienamente se stesso in sintonia con tutti gli altri esseri animati e inanimati. Praticando le direttive di vita contenute nelle massime dei saggi si esercita il «timore di Dio», che è l’origine e il fondamento della sapienza, e si entra in un rapporto diretto con Colui che dà vita e ordine a tutte le cose. Con questa visione della divinità va di pari passo il concetto secondo cui ognuno riceve già in questa vita la giusta retribuzione sia per il bene sia per il male che compiuto.

Il personaggio che più direttamente risponde all’immagine del saggio è il re Salomone (970-931 a.C. circa), del quale si racconta che chiese e ottenne da Dio il dono della sapienza (1Re 3,9-12; 5,9). Perciò a lui è stata attribuita la composizione dei libri sapienziali. In realtà è chiaro che contengono un materiale antico, che è stato conservato nell’ambito familiare e tribale, al quale ha fornito i valori fondamentali su cui si basavano i rapporti sociali. Esso è stato poi rielaborato e ha assunto forma letteraria all’interno delle scuole, nel tardo periodo postesilico.

La composizione dei libri sapienziali è difficilmente situabile nel tempo e nello spazio. Quello che contiene più materiale tradizionale è il libro dei Proverbi (ad eccezione di Pr 1-9). Più recenti sono invece il Siracide e la Sapienza di Salomone. Una forte reazione nei confronti della sapienza tradizionale si ritrova nei libri di Giobbe e del Qohelet.

In Gb 28 e in Pr 1-9 ha inizio la personificazione della sapienza, mentre nel Siracide, in Baruc e nella Sapienza di Salomone, la sapienza personificata viene identificata con la legge mosaica. Un genere letterario specifico è quello del Cantico dei cantici, in cui si esalta l’amore dell’uomo e della donna. Nella sezione dei libri sapienziali trova posto anche il Salterio, che contiene la preghiera di Israele. I salmi sono attribuiti globalmente al re Davide, anche se molti di essi portano il nome di altri autori.

La ricerca sapienziale ricopre un ruolo molto importante nella Bibbia, in quanto mette in luce l’importanza della ragione e dell’esperienza nella ricerca etica e religiosa. La lunga serie di proverbi, a volte enigmatici e provocatori, sovrapposti spesso senza un ordine logico, mostra quanto sia importante per ogni essere umano darsi delle regole di vita che corrispondano alla sua razionalità e alle situazioni in cui vive. Non esiste un’istanza superiore che indichi agli individui e ai gruppi umani come devono comportarsi in questo mondo. Ciò è particolarmente significativo, in quanto la ricerca moderna ha dimostrato che, anche là dove si fanno risalire a Dio norme specifiche di comportamento, in realtà esiste un lungo lavorio della ragione umana esercitata all’interno delle scuole sapienziali.

La ricerca sapienziale delinea anche un’immagine di Dio diversa da quella delle correnti profetiche: un Dio immanente, che si identifica con l’ordine di questo mondo, che non interviene nelle vicende umane con ordini o castighi, ma che deve essere «temuto», cioè riconosciuto da ogni essere umano, il quale solo così può trovare il senso della sua vita, la sua piena realizzazione e la sua felicità.

L’incontro tra ricerca sapienziale e rivelazione profetica che si trova in diversi testi sapienziali sembra a prima vista fare della sapienza una realtà trascendente, utilizzata da Dio nella creazione e da lui inviata nel mondo per chiamare a sé l’umanità. In realtà, anche in questa veste la sapienza, nella quale viene vista la rivelazione più piena del Dio trascendente, non cessa di essere una realtà immanente a ogni essere umano, e quindi disponibile a tutti e raggiungibile da tutti. La realtà trascendente di Dio non può essere scoperta se non mediante la ricerca della sapienza, che può essere praticata da qualsiasi essere razionale.

La personificazione della sapienza e la sua successiva identificazione con la legge mosaica fanno sì che, con l’andare del tempo, siano proprio i saggi ad assumersi il ruolo di interpreti e di trasmettitori della legge e dei profeti. I loro detti diventano così l’illustrazione più convincente della rivelazione di Dio al suo popolo. Dalle scuole sapienziali uscirà tutta una schiera di maestri della legge che terranno viva nel popolo la speranza in un mondo migliore, da loro denominato «regno di Dio». Fra essi trova un posto d’onore Gesù di Nazaret.

Il fatto che, accanto alle tradizioni profetiche, la Scrittura abbia conservato anche i frutti migliori della riflessione sapienziale, ha consentito alla religione biblica di mantenere uno stretto collegamento con la ricerca religiosa di altri popoli e culture, mettendo così le basi di un fruttuoso dialogo interreligioso.

Giobbe
Salmi
Proverbi
Qohelet
Cantico dei cantici
Sapienza
Siracide