Autore: Alessandro Sacchi

nato ad Alessandria classe 1937 laureato in scienze bibliche

Guardarsi attorno

Ma allora Gesù voleva veramente dire che i pubblicani e le prostitute fossero migliori dei sacerdoti che svolgevano il loro servizio nel tempio? Forse Matteo, a cui si deve l’introduzione e la conclusione della parabola dei due fratelli (Mt 21,28-32), la pensava veramente così. Ma se prendiamo la parabola in sé, forse ci rendiamo conto che magari Gesù voleva dire qualcos’altro. Ma che cosa? Forse che per dire di sì bisogna aver prima fatto l’esperienza dei danni che provengono da un rifiuto? Oppure semplicemente che a Dio non si obbedisce a parole ma con l’impegno di tutta una vita? Mah, forse tutte le interpretazioni hanno una parte di verità. In fondo ogni parabola è un po’ un’enigma e come tale non cessa mai di far riflettere.

Ma al cittadino normale, che svolge una vita normale (lavoro, famiglia, un po’ di svago, qualche amicizia) che pretende sicurezza e condanna i criminali e i violenti, e per di più va anche a messa (quando può), che cosa può voler dire una parabola tanto enigmatica? Forse che va bene così, che sta già facendo la volontà di Dio?

Ma purtroppo (o per fortuna) le parabole non sono state dette da Gesù per lasciarci tranquilli, e anche questa volta le cose non vanno diversamente. Implicitamente Gesù vuole dirci una cosa: guardati intorno, vedi come vanno le cose in questo mondo. Violenze, discriminazioni, ingiustizie si espandono a macchia d’olio e giungono fino alla porta di casa tua. E tu che cosa fai?

Gesù non ti dice che ti comporti male, non ti suggerisce alternative, ma ti invita semplicemente a riflettere. Oggi (come d’altronde sempre) bisogna rivedere la propria vita in funzione di un mondo che rischia di finire in un baratro che esso stesso si è scavato. Una vita «normale» non è sufficiente. Devi orientare diversamente le tue scelte. E se ritieni di essere cristiano, devi chiederti se è sufficiente andare a messa e poi vivere come tutti gli altri. Gesù è un maestro esigente. Ma lo è stato prima di tutto con se stesso: ai suoi discepoli spetta imparare dall’esperienza cosa vuol dire seguirlo.

Grazia o merito?

Uguale salario per una diversa quantità di ore lavorative: questo è il succo della parabola degli operai della vigna (Mt 20,1-16). Gli operai della prima ora se ne sono lamentati. E noi che cosa avremmo detto? Forse la maggior parte di noi si sarebbe schierata con loro. È così. Tutta la società è basata sul principio che ognuno debba essere rimunerato in base al lavoro fatto e al successo ottenuto. Anche se non è sempre così. Se no tutto si ferma.

Ma Dio come la pensa? Certo nello stesso modo. È un parere diffuso. Anzi è convinzione comune che sia lui il garante di una rigida giustizia retributiva. Ma Gesù non ci sta! Se il padrone della vigna rappresenta Dio, vuol dire che per lui il principio retributivo non tiene. Come immaginare che Dio abbia creato questo mondo con tutte le sue meraviglie e poi l’abbia lasciato all’arrembaggio dei più furbi e dei più dotati? Certo ciò avviene, ma il progetto di Dio, secondo Gesù, va ben oltre. Nel regno di Dio come lui lo annunzia, la situazione sarà diversa. Ma ciò si realizzerà pienamente solo alla fine. È questa una grande sfida: perché Dio il suo progetto lo vuole realizzare non da solo ma con la nostra collaborazione.

Ma per noi tutto questo che cosa comporta? Prima di tutto un cambio di mentalità. È questo il vero significato della fede. Ma andare controcrrente non è facile. Bisogna fare cordata. E poi non basta protestare. Bisogna fare dei passi che dipendono esclusivamente da noi. Non è sufficiente fare soltanto un po’ di volontariato. Ci vogliono cambiamenti strutturali che riguardano tutti i settori della nostra vita. I campi sono tanti. Per chi è ancora nel settore produttivo, l’impatto sociale del lavoro deve diventare un aspetto determinante delle proprie scelte: non è giusto lasciarsi guidare solo da interessi economici o di carriera. Per gli anziani è soprattutto l’impegno a mettere in comune esperienze, competenze, tempo. Nessuno ci impedisce di pensare, parlare, informarci, interessarci degli altri e così via. Essere cristiani non è facile. Ma ne vale la spesa. Purché si sappia camminare insieme.

Il perdono dei peccati

Ascoltando la parabola del servo spietato (Mt 18,21-35) mi sembra di condividere l’ira del re che, dopo avergli condonato una cifra enorme, viene sapere che egli non ha saputo condonare un piccolo debito a un suo collega. Anche noi ci saremmo comportati così. Ma se quel re rappresenta Dio, allora rimango un po’ perplesso. È vero, ci siamo abituati. Ma proprio per questo non ci rendiamo conto di quanto questa immagine sia meschina. Un Dio che ci ha dato dei comandamenti, si offende se noi non li osserviamo e progetta adeguati castighi in questa o nell’altra vita. Ma poi, se ci pentiamo, è così misericordioso da cambiare idea, dandoci un’altra chance per uscirne illesi. Sempre che non ricadiamo di nuovo negli stessi peccati. Come accettare un’idea di Dio così meschina?!

Se Dio è Dio, non penso che abbia voglia di svolgere il ruolo del «castigamatti». Non dobbiamo attribuigli un comportamento che è troppo simile al nostro. Il mondo è quello che è, con le sue leggi estremamente precise, che regolano il corso delle stelle come i rapporti tra esseri inanimati e viventi, e tra questi quella realtà misteriosa che è l’uomo. Un mondo nel quale vige la regola: «Aiutati che il Ciel ti aiuta», dove vale il principio che il bene produce bene e il male produce male, prima di tutto per chi lo compie.

E allora Dio che cosa c’entra? A che cosa serve? Se parliamo del dio padrone a cui siamo abituati, certamente nulla. Non c’è, non esiste: è stato escogitato solo per torturare la gente. E Gesù, si è sbagliato anche lui? Mah, se leggiamo la sua parabola con occhio nuovo, magari ci accorgiamo che forse voleva dire qualcosa di diverso. E cioè che Dio non ha bisogno di fare i conti con noi, ma agisce come una forza di bene che guida e illumina il corso della nostra vita. E proprio perché Dio è amore infinito, chi si accosta a lui non può fare a meno di amare i suoi fratelli. Se non lo fa, non può pensare di farla franca, non perché Dio lo punisce ma perché il male gli ritorna indietro come un boomerang. Tuttavia anche in questo caso Dio non ci abbandona, semplicemente perché è Dio.