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La mitezza
Nell’antichità la cavalcatura scelta per i propri spostamenti era normalmente anche uno status symbol, come per noi oggi l’automobile. Allora per un re presentarsi sul dorso di un asinello era come oggi per un politico di alto rango far uso di una piccola utilitaria. Chi vuole farsi valere deve necessariamente usare i segni del potere. E l’auto è uno di quelli. Non solo, ma è facile la tentazione, al momento dato, di alzare la voce, mettendo a tacere uno scomodo interlocutore. Esistono tanti modi per affermare il proprio potere, mettendo con le spalle al muro chi ha la sfacciataggine di opporsi o di dissentire.
Gesù ha rifiutato ogni segno del potere e si è presentato come mite e umile di cuore. Questa scelta si manifestava certo nel tono dimesso, nel suo sapersi mescolare con la gente comune, senza rifiutare l’abbraccio, la stretta di mano, la condivisione di un pasto, l’amicizia con i peccatori. Ma è soprattutto nel suo insegnamento che ha manifestato la sua mitezza e la sua umiltà. È stato un maestro che non si è mai seduto in cattedra, non ha fatto prediche e neppure ha enunciato dogmi o regole di comportamento, ma ha scelto come metodo di insegnamento la parabola, la massima sapienziale, il proverbio: un metodo che stimola la riflessione e coinvolge gli ascoltatori in una ricerca personale.
Ma soprattutto la mitezza di Gesù si è manifestata nel saper ascoltare. È questa una disposizione che si trova raramente in coloro che hanno in mano quel grosso potere che si chiama cultura. Per lui la verità non viene dal cielo, ma deve essere estratta dal cuore di ogni persona, anche la più povera e ignorante. Con l’intento non di istruire, ma di stabilire dei rapporti, di creare comunione e fraternità.
Per questo Gesù non ci ha lasciato nulla di scritto ma ci ha fatto dono del suo Spirito che ci trasforma e ci rinnova. I vangeli non sono il riassunto della predicazione di Gesù ma semplicemente raccolte di ricordi, in cui la sua figura è vista attraverso il prisma ottico delle prime comunità cristiane. In essi egli è presente e continua ad interpellarci perché non desistiamo mai dal ricercare il senso della nostra vita.



