Riflessioni condivise

L’attesa di un mondo nuovo

Non so a quali cerimonie nuziali si riferisca la parabola delle dieci vergini (Mt 25,13), ma un aspetto è importante: lo sposo è assente ed è atteso da un momento all’altro. Le ragazzine che dovevano accoglierlo non ce la fanno a stare sveglie; è comprensibile. Il guaio viene fuori dopo, quando arriva lo sposo: cinque di loro non hanno una sufficiente provvista di olio per le loro lampade e, nel tentativo di procurarselo, perdono tempo e vengono escluse dalla sala nuziale.

Più che riguardare il regno dei cieli, a cui si allude nell’introduzione, questa parabola si riferisce all’atteggiamento dei cristiani nei suoi confronti. Essi attendevano il ritorno di Gesù, che avrebbe dovuto instaurare in modo definitivo questo regno, ma egli tardava a venire. All’epoca di Matteo forse molti cristiani avevano perso la certezza di un suo ritorno imminente. All’impazienza era subentrato un senso di delusione che sfociava in un raffreddamento o addirittura in un abbandono della vita comunitaria. La parabola dunque contiene un invito a persistere nonostante tutto nella fedeltà al Vangelo. Ma prima di tutto sottolinea che non bisogna perdere la speranza: Dio ha i suoi tempi. Un giorno rinnoverà tutte le cose. Ma già ora sta operando nel mondo per orientarlo verso il compimento finale. Bisogna vederne i segni e collaborare con lui.

Dopo duemila anni il Signore non è tornato e il mondo, nonostante tutto, non è cambiato. All’attesa del ritorno del Signore si è sostituita una concezione individualista della salvezza, quella secondo cui il regno di Dio è lassù in cielo e la cosa più importante è meritare di entrarvi dopo la morte. E per molti cristiani questo non basta: di qui l’abbandono della pratica religiosa. Secondo Matteo però Gesù non la pensa così: per lui ciò che conta è credere che un mondo migliore è possibile e che vale la pena, come discepoli di Gesù, di impegnarsi per far sì che esso si attui. Il vero credente non cerca una salvezza individuale ma il bene di tutta l’umanità. Solo così può incontrare quel Dio che è il Padre di ogni essere umano e sperimentare fin d’ora anche per sé la vera salvezza.

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