Autore: Alessandro Sacchi

Beneficenza e/o solidarietà

La Germania in questo dopoguerra è stata all’avanguardia nell’aiuto alle popolazioni più povere del pianeta. L’ho visto personalmente dall’osservatorio dei paesi in via di sviluppo. Ora la pandemia del Coronavirus sta facendo un miracolo: la Germania è costretta a passare dalla beneficenza alla solidarietà. E questo significa non semplicemente dare ma condividere. Per esempio accettando di far emettere dalla BCE i famosi Euro-bonds. E lo stesso discorso riguarda anche noi in diversi campi. E la Chiesa? Nessuna organizzazione ha fatto tanta beneficenza come la Chiesa. Ma in campo di condivisione a che punto siamo? Come giustificare le grandi disparità tra clero e laici, uomini e donne, ricchi e poveri, chi fa la beneficenza e chi la riceve? Oggi la pandemia ci insegna che solo la solidarietà ci può salvare. Continuo a chiedermi perché quello che dovremo fare per forza non lo facciamo per amore.

Domenica delle Palme – A

La sfida della non violenza

In questa questa domenica delle Palme viene letto per intero il racconto della passione di Gesù secondo Matteo. Il tema predominante, è quello della non violenza, che è segnalato dalla prima lettura. In essa viene riportato il terzo carme del Servo del Signore. Per capire questo personaggio bisogna ricordare che si tratta di una figura di leader politico-religioso che si è battuto per la liberazione del suo popolo, diviso e disperso nell’esilio. Egli si trovava in una situazione in cui sarebbe stato spontaneo imporre un «regime» dittatoriale agli esuli e suscitare una ribellione violenta contro coloro che detenevano il potere. Il Servo invece fa leva sul ritorno alle proprie radici religiose e sulla fede nel Dio liberatore, puntando sul ritorno a valori condivis ed evitando una ribellione violenta nei confronti delle autorità straniere. Questo comportava per lui la disponibilità ad accettare su di sé la violenza che esplodeva nelle persone e nella società senza difendersi con mezzi ugualmente violenti. 

La non violenza è anche la prospettiva con la quale Matteo legge la passione di Gesù. A tal fine egli aggiunge al racconto di Marco, che riporta integralmente, alcuni brani che mettono in luce il suo pensiero. Due sono particolarmente significativi, uno all’inizio e l’altro alla fine del racconto. Anzitutto all’inizio, quando Gesù sta per essere arrestato nell’Orto degli Ulivi, qualcuno dei suoi tenta una resistenza armata, ma Gesù lo blocca con due argomenti: chi di spada ferisce di spada perisce; si devono compiere le Scritture che hanno predetto ciò che doveva accadere. Si tratta di una forte presa di posizione in favore della non violenza, indicata come la strada voluta da Dio per attuare la salvezza. Poi alla fine, la morte di Gesù viene accompagnata da uno sconvolgimento cosmico, e molti corpi di santi ritornano in vita: inizia così simbolicamente la risurrezione dei morti con cui il regno di Dio viene inaugurato. Sono questi segni che spingono un centurione romano, primo dal mondo delle nazioni, a riconoscere che Gesù è veramente il Figlio di Dio. Il metodo non violento adottato da Gesù ha avuto dunque un risultato strepitoso.

Nella seconda lettura Paolo presenta ai cristiani di Filippi, come esempio da adottare nella loro vita comunitaria, l’esperienza umana di Gesù che ha rinunziato a ogni potere umano accettando l’umiliazione della croce; per questo egli è stato esaltato al di sopra di tutti gli esseri creati. La pratica della non violenza non solo ha successo, ma è essa stessa la più grande manifestazione della dignità umana.

In un mondo in cui domina ancora la violenza, la passione di Gesù è un segno di riconciliazione e di pace, ma anche una forte messa in guardia: la non violenza è l’unica arma efficace per portare la pace non mondo. Ma si tratta di una scelta che ha dei costi e richiede un grande coraggio.

Un puntino nel cosmo

(Ricevo e rilancio)

Sono tante le domande che la vita ci pone e non siamo in grado di rispondere a tutte contemporaneamente, anche perché le risposte emergono solo facendo esperienza. E sono esperienze strettamente personali, ogni persona deve imparare da sola a diventare tale, deve da sola dare risposta alla domanda fondamentale: chi sono? Quale la mia origine e la mia fine? Ma siamo capaci di dare una risposta?

Parlando di evoluzione mi sembra di aver capito che ci si riferisce a una “macro-evoluzione”, quella della specie e a una “micro-evoluzione, quella dell’individuo.” Spermatozoo, ovulo, organismo, coscienza e alla fine del processo, autocoscienza … durato innumerevoli anni. Da qui inizia per ciascuno il cammino del pensiero, delle domande fondamentali, dell’identità.

Nelle situazioni che stiamo vivendo oggi mi pare di vedere più chiaro, quasi plasticamente, come l’uomo quando muore si polverizzi e torni nell’immensità del cosmo a mescolarsi nuovamente con quelle molecole, microrganismi da cui aveva avuto origine. Ma l’autocoscienza e l’identità acquisita? Mi chiedo: più l’uomo porterà durante la sua esistenza a completezza la sua identità spirituale e più aiuterà il processo cosmico a dar vita a un’umanità migliore?

Lo spirito è universale e l’uomo è ontologicamente in relazione: non vorrà dire che diventeremo tutti un unico spirito?

Ciascuno un puntino nel cosmo, dinamico, creatore, con il potere di rallentare o accelerare l’evoluzione? Verso il bene?

Sandra