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Quant’era bello il pensiero unico!

Dall’articolo di Salvatore Cernuzio, “Parolin: preoccupanti le divisioni tra conservatori e progressisti, fanno danno alla Chiesa”, in Vatican Insider:
“Le divisioni tra cosiddetti conservatori e progressisti sono «motivo di preoccupazione» nella Chiesa di oggi; entrambi creano infatti una divisione che «fa molto danno alla Chiesa». Ad affermarlo, con l’aplomb diplomatico che lo contraddistingue, è il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, in una lunga intervista alla Cope, l’emittente radiofonica della Conferenza episcopale spagnola. A colloquio con il direttore editoriale José Luis Restán, il porporato parla di riforma della Curia e rapporti con la Cina, del viaggio in Iraq e dell’attuale situazione europea, poi si sofferma a riflettere sulle «divisioni e opposizioni» che generano «confusione» in ambienti ecclesiali ma soprattutto tra i fedeli, come quelle che si registrano da settimane tra diversi episcopati dopo la pubblicazione del responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede che vieta la benedizione alle coppie omosessuali”.
Perché non ascoltare la base prima di intervenire con decisioni unilaterali? L’unica alternativa al pensioro unico e alle “divisioni e opposizioni” è una vera sinodalità tra vescovi, ma con la partecipazione determinante del popolo di Dio, come avviene attualmente nel sinodo tedesco.

Sinodalità, comunione, partecipazione

In un articolo intitolato “Sinodo nazionale per la chiesa italiana“, pubblicato nella rivista “Vita Pastorale” del marzo 2021, Enzo Bianchi ha scritto fra l’altro: “La mia esperienza è quella della sinodalità nelle comunità di vita monastica, e devo confessare che ho lavorato anni per instaurarla, ottenendo, però, pochi risultati e riscontrando una preferenza dei soggetti a lasciarsi guidare, a lasciare il comando (certamente buono se attuato con intelligenza e misericordia) alle autorità deputate. Alcune volte le persone rinunciano volentieri a intervenire, a prendere la parola e addirittura a eleggere le necessarie autorità”. Forse Enzo Bianchi si riferisce alla situazione che ne ha provocato l’allontanamento da Bose. Condividuo la sua affermazione. Mi chiedo però se una sinodalità sia possibile in una chiesa in cui tutto è già deciso dall’alto: fede, dottrina, morale, rapporto con la società e la cultura ecc. Persino ciò che dobbiamo dire al Padreterno è stabilito dall’alto nei minimi dettagli. Anche i progetti pastorali e comunitari vengono decisi dalla competente autorità. Facilmente chi esprime dubbi o opinioni diverse rischia di essere condannato o emarginato. Se non si accetta una ricerca dal basso e una libera comunicazione di fede, nonché una partecipazione alla scelta dei propri pastori, non si può parlare di sinodalità. L’unica alternativa è un silenzio che spesso nasconde scontento e frustrazione.

Un gesto di coraggio

Ho ricevuto questo messaggio:
“Dopo aver letto attentamente tutto il suo intervento (La morte del Messia,ndr) ho trovato un punto gravemente debole, riguardante la figura di Gesù di Nazaret: non è un personaggio, una stella fra tante, ma la PRIMA STELLA  (l’UOMO DIO, vero UOMO da poter morire come noi e vero DIO da poter donare all’uomo la risurrezione) in forza della quale anche noi possiamo diventare stella. Le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. GESù CRISTO però è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine, di persone che donano luce traendola dalla SUA LUCE ed offrono così orientamento per la nostra traversata.Con questo ritocco il suo è un lavoro super. Senza questo ritocco è da buttare come spazzatura. Ne abbia il coraggio: ci vorrà grande coraggio ma il suo lavoro sarà allora GRANDE. Auguri (messaggio firmato).

Ed ecco la mia risposta:
Caro*, grazie per il tuo scritto (scusami se ti do del tu, ma è quello che mi aspetto anche da te. Sai, tra fratelli…). Vedi, io ho cominciato la mia vita in un altro mondo (ho 84 anni), nel quale quanto tu dici era fuori discussione, e anch’io non l’ho mai discusso. Poi le cose sono cambiate, non perché io non ami più Gesù di Nazaret, ma perché ho studiato meglio il suo pensiero e le origini cristiane. L’ho potuto fare perché il mondo è cambiato e mi ha insegnato a studiare in modo critico, a capire le cose nel loro evolversi, a dialogare con chi la pensa diversamente, a cercare i valori essenziali e a distinguerli dalle loro interpretazioni contingenti. Oggi, nell’ultimo tratto della mia vita, mi sento cristiano più che mai, mi aggrappo a Gesù come mio maestro, ma cerco di andare avanti con le mie gambe, sapendo che anche Gesù era un uomo del suo tempo, come erano del loro tempo tutti coloro che hanno parlato di lui. Un saluto cordiale e fraterno. Sandro