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Theobald: in Europa come i primi cristiani

Il ruolo delle chiese nell’Europa di oggi

«È un ruolo triplice», ha risposto il teologo francese.

In primo luogo vi è «un compito di ispirazione». «Nel continente ci sono molti cristiani che possono riflettere, pregare e agire: essi possono mettersi in ascolto della vita quotidiana dei loro concittadini, perché questa vita quotidiana per molti è diventata estremamente difficile».

C’è poi un secondo aspetto, relativo al pluralismo religioso: insieme ai cristiani in Europa ci sono gli ebrei, i musulmani e altre comunità di fede. In questo contesto il ruolo dei cristiani è quello di «promuovere l’ecumenismo in un modo estremamente concreto tra tutte le componenti della società europea, di creare la fraternità e la pace».

Infine c’è un terzo aspetto che attiene alla tendenza «transumanista» della nostra società di sacralizzare il progresso. «Viviamo in una società nella quale tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, scientifici, tecnologici, digitali ecc. assumono l’immaginario del transumanesimo e corrono il rischio di essere sacralizzati».

Paradossalmente quindi, sostiene il teologo, «le Chiese hanno un ruolo di de-sacralizzazione», che può fondarsi su una risorsa fondamentale della tradizione cristiana, la fraternità.

«La fraternità infatti non attiene alla sfera del sacro ma piuttosto a una risorsa fondamentale nella tradizione cristiana, che è la santità».

«Certamente – ha concluso Theobald – il ruolo delle Chiese in Europa in questo momento sarà più modesto rispetto a quello che hanno avuto in passato», ma questo in fondo «riporta i cristiani di oggi a quello che era già stato il gesto dei cristiani dei primi secoli quando iniziarono ad annunciare il Vangelo di Gesù Cristo: quello di chiedere ospitalità per la loro fede».

Dio non è neanche un’ipotesi?

Ricavo da Franco Ferrari, Dio non è neanche un’ipotesi?

Alcuni cattolici si sono mostrati molto risentiti da una frase, detta a suo tempo, da Parisi: “Dio per me non è nemmeno un’ipotesi”. Risentimento totalmente ingiustificato. La teologia non contempla tra le sue categorie metodologiche l’ipotesi, se non come analogia debole per dar forza al discorso. L’ipotesi appartiene alla scienza e basta, al discorso scientifico, al metodo scientifico e basta. Ora il problema è vecchio di anni, di secoli, l’ho visto ripresentarsi in moltissime conferenze tra teologi e scienziati, ma anche tra filosofi e scienziati. Esso nasce quando uno invade il campo dell’altro con l’autorevolezza della sua disciplina e pretende di dire qualcosa di assolutamente vero sulla disciplina dell’altro. Il contrasto tra fede e scienza è tutto qua.

La pandemia ci dovrebbe aver insegnato che la scienza non può dire “l’assolutamente vero”, come pretendeva il ministro Speranza in una sua uscita per la stampa nei primi tempi della pandemia. La scienza, ci ricorda Popper, può dire il verosimile, o più semplicemente ciò che oggi funziona per capire un fenomeno, per predire un fenomeno. La frase di Parisi è non solo scientificamente assolutamente legittima, ma non è un’affermazione sull’esistenza di Dio, semmai è un’affermazione sull’impossibilità di uno scienziato in quanto tale di dire qualcosa su Dio (come ribadito ieri in una  lettera pubblicata su Avvenire). (…)

“Valori non negoziabili”?

Non vorrei rubare il mestiere ai moralisti di professione. Ma spesso ho l’impressione che si faccia consistere la morale in una serie di norme (valori?) che devono essere messi in pratica “senza se e senza ma”. Deve essere chiaro che un conto sono i valori (sempre e tutti non negoziabili), un altro è la loro attuazione nella vita concreta. Il valore fondamentale non negoziabile è espresso nel principio “non fare all’altro quello che non vorresti fosse fatto a te” oppure “amerai il prossimo tuo come te stesso”. In questo principio è compresa la difesa della vita (inclusa la modalità di vita) di ogni essere umano. Su questo non si può mai transigere. Come poi questo valore si applichi nelle diverse situazioni, ciò è negoziabile, e come! Dipende dalle circostanze, dalla cultura e soprattutto dalle persone. Pena di morte, guerra, eutanasia sono sempre state giustificate, bene o male, nella storia dell’umanità. Ma allora diciamo che si tratta di mali che bisogna limitare al massimo fino a eliminarli, facendo tesoro di tutti gli strumenti che lo rendono possibile. Ma sia chiaro che anche oggi vi sono circostanze in cui ciò non è possibile. Perciò bisogna attrezzarsi per evitare guerre, aborti, eutanasia, pena di morte. Ma non mancheranno mai i casi in cui si dirà che era meglio così, che l’alternativa sarebbe stata peggiore del male che si voleva evitare. Certo si tratta di un giudizio non facile: perciò ci sono i tribunali, i comitati etici, l’ONU e quant’altro mai. E’ in questo ambito che il credente potrà portare la sua sensibilità illuminata dalla fede. Ma non potrà imporre il suo punto di vista, magari presentandolo come volontà di Dio.