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Dio non è neanche un’ipotesi?

Ricavo da Franco Ferrari, Dio non è neanche un’ipotesi?

Alcuni cattolici si sono mostrati molto risentiti da una frase, detta a suo tempo, da Parisi: “Dio per me non è nemmeno un’ipotesi”. Risentimento totalmente ingiustificato. La teologia non contempla tra le sue categorie metodologiche l’ipotesi, se non come analogia debole per dar forza al discorso. L’ipotesi appartiene alla scienza e basta, al discorso scientifico, al metodo scientifico e basta. Ora il problema è vecchio di anni, di secoli, l’ho visto ripresentarsi in moltissime conferenze tra teologi e scienziati, ma anche tra filosofi e scienziati. Esso nasce quando uno invade il campo dell’altro con l’autorevolezza della sua disciplina e pretende di dire qualcosa di assolutamente vero sulla disciplina dell’altro. Il contrasto tra fede e scienza è tutto qua.

La pandemia ci dovrebbe aver insegnato che la scienza non può dire “l’assolutamente vero”, come pretendeva il ministro Speranza in una sua uscita per la stampa nei primi tempi della pandemia. La scienza, ci ricorda Popper, può dire il verosimile, o più semplicemente ciò che oggi funziona per capire un fenomeno, per predire un fenomeno. La frase di Parisi è non solo scientificamente assolutamente legittima, ma non è un’affermazione sull’esistenza di Dio, semmai è un’affermazione sull’impossibilità di uno scienziato in quanto tale di dire qualcosa su Dio (come ribadito ieri in una  lettera pubblicata su Avvenire). (…)

“Valori non negoziabili”?

Non vorrei rubare il mestiere ai moralisti di professione. Ma spesso ho l’impressione che si faccia consistere la morale in una serie di norme (valori?) che devono essere messi in pratica “senza se e senza ma”. Deve essere chiaro che un conto sono i valori (sempre e tutti non negoziabili), un altro è la loro attuazione nella vita concreta. Il valore fondamentale non negoziabile è espresso nel principio “non fare all’altro quello che non vorresti fosse fatto a te” oppure “amerai il prossimo tuo come te stesso”. In questo principio è compresa la difesa della vita (inclusa la modalità di vita) di ogni essere umano. Su questo non si può mai transigere. Come poi questo valore si applichi nelle diverse situazioni, ciò è negoziabile, e come! Dipende dalle circostanze, dalla cultura e soprattutto dalle persone. Pena di morte, guerra, eutanasia sono sempre state giustificate, bene o male, nella storia dell’umanità. Ma allora diciamo che si tratta di mali che bisogna limitare al massimo fino a eliminarli, facendo tesoro di tutti gli strumenti che lo rendono possibile. Ma sia chiaro che anche oggi vi sono circostanze in cui ciò non è possibile. Perciò bisogna attrezzarsi per evitare guerre, aborti, eutanasia, pena di morte. Ma non mancheranno mai i casi in cui si dirà che era meglio così, che l’alternativa sarebbe stata peggiore del male che si voleva evitare. Certo si tratta di un giudizio non facile: perciò ci sono i tribunali, i comitati etici, l’ONU e quant’altro mai. E’ in questo ambito che il credente potrà portare la sua sensibilità illuminata dalla fede. Ma non potrà imporre il suo punto di vista, magari presentandolo come volontà di Dio.

I “matrimoni” omosessuali

Il tema del matrimonio omosessuale è uno di quelli che condizionano in profondità i rapporti tra Chiesa e cultura moderna. Dietro le rispettive posizioni vi sono due modi di concepire la sessualità: per la chiesa il suo esercizio è permesso solo in vista della procreazione; per la cultura moderna invece fa parte del diritto fondamentale della persona alla libertà e alla ricerca della propria felicità, nel rispetto dello stesso diritto che compete a qualsiasi altro essere umano. Le due concezioni della sessualità devono rispettarsi a vicenda e dialogare tra di loro, come è già avvenuto a partire dal Concilio Vaticano II. L’autorità ecclesiastica non ha il diritto di permettere o proibire agli Stati di prendere posizione circa le unioni omosessuali e di usare per esse il termine «matrimonio». I singoli credenti invece possono influenzare le decisioni civili in forza non della propria appartenenza religiosa ma delle proprie convinzioni, usando tutti i mezzi che le moderne democrazie consentono loro. Bisogna però tener conto che anche nella Chiesa si confrontano punti di vista diversi e quindi deve essere permesso un dibattito aperto, sia tra i teologi che tra la gente comune, senza censure o sanzioni, su tutti gli aspetti del problema, ben sapendo quanto la cultura in cui si è sviluppato il cristianesimo abbia influito sulle posizioni ufficiali. Alla fine si dovranno prendere delle decisioni, ma questo deve avvenire all’interno degli organi collegiali della Chiesa (concilio, sinodo) che sono tali solo se in essi sono rappresentati in uguale misura chierici e laici, uomini e donne, scelti in modo democratico.