Autore: Alessandro Sacchi

Tempo Ordinario A – 29. Domenica

Fede e potere politico

La liturgia di questa domenica propone un tema molto attuale, quello cioè del rapporto tra fede e politica. Nella prima lettura si parla di Ciro, un re persiano che ha abbattuto il potente impero babilonese e si è impadronito dei territori che gli appartenevano. Per i giudei esuli in Babilonia è stato il segnale della riscossa, in quanto Ciro ha emanato un editto con il quale permetteva a loro, come a tutti i popoli che erano stati deportati dai babilonesi, di ritornare nella propria terra. Il profeta che ha scritto questo testo vede in Ciro addirittura l’«eletto» (Messia) «l’uomo della provvidenza» e gli annunzia una particolare predilezione da parte di YHWH, il Dio dei giudei. Anche se lui non lo conosce, Dio lo ha scelto come strumento per realizzare il suo progetto di salvezza. Il potere politico è dunque legittimo ma solo nella misura in cui promuove il bene comune.

Nel vangelo viene riportata subito all’inizio una frase di appezzamento nei confronti di Gesù, tanto più valida in quanto pronunziata dai suoi avversari: Gesù annunzia con franchezza la via di Dio e non guarda in faccia a nessuno. Dopo questa introduzione, i suoi interlocutori gli chiedono se sia lecito pagare il tributo a Cesare: essi sanno che rifiutandolo aderiva ai movimenti di ribellione contro i romani mentre approvandolo andava contro gli umori di tanti suoi connazionali. Gesù risponde con la frase famosa e spesso ripetuta: «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Si tratta di un testo che lungo i secoli è stato interpretato nei modi più svariati e applicato alle situazioni più diverse. Con questa frase, presa nel suo contesto originario, Gesù non vuole dire che il potere romano è legittimo, ma rifiuta di aderire a un’opposizione al regime che faceva ricorso a metodi violenti. Al tempo stesso però, in sintonia con tutto l’insegnamento biblico, sottolinea come l’unica cosa importante, a cui non si può e non si deve mai derogare, sia l’impegno di «dare a Dio ciò che è di Dio», cioè di sottomettersi a lui, nella ricerca del suo regno e della sua giustizia.

Nella seconda lettura Paolo elogia i destinatari del suo scritto per la loro fede operosa, il loro amore e la loro speranza. Per lui è importante che le opere del credente siano ispirate dall’amore che ha la sua fonte nella fede e va di pari passo con la speranza in un mondo migliore.

Gesù dunque chiede al credente di intervenire nel campo politico, non con lo scopo di ottenere privilegi o di imporre schemi precostituiti, ma in funzione di una società più giusta e solidale. È chiaro che ciò può creare dei conflitti, specialmente quando una nazione è governata da un regime dispotico. In questo caso Gesù non esclude for­me di ribellione o di disobbedienza civile. Quello che rifiuta è la violenza in tutti i suoi aspetti. Egli stesso ha dato l’esempio, pagando di persona per le sue scelte.

Tempo Ordinario A – 28. Domenica

La convivialità

Il tema di questa liturgia è quello della convivialità come base dei rapporti nella chiesa e nella società. Nella prima lettura la convivialità viene presentata come lo scopo per cui Dio opera nel mondo. Alla fine dei tempi Dio imbandirà un grande banchetto su un’alta montagna. Esso è offerto a tutte le genti, senza alcuna discriminazione, e comporta la pace universale, a cui tutti sono chiamati. E con la pace viene attuato il benessere più grande: persino la morte è eliminata per sempre. Ma il punto centrale è la rimozione del velo che copriva la faccia di tutti i popoli. Questo velo significa l’incapacità di vedere e di capire il progetto di Dio in base al quale tutti gli esseri umani sono un’unica cosa, tutti sono chiamati alla salvezza, cioè a un rapporto d’amore vicendevole. 

Nel brano del vangelo viene riportata la parabola del banchetto nuziale. Anzitutto bisogna notare il paradosso: i ricchi che avevano il privilegio di essere invitati, contrariamente a ogni aspettativa, non sono interessati;. Secondo Matteo il banchetto è preparato da Dio per suo figlio, cioè Gesù, il Messia atteso dai giudei; i primi invitati che hanno rifiutato violentemente di partecipare alle nozze sono i giudei che non hanno riconosciuto Gesù come Messia; perciò sono puniti con la distruzione di Gerusalemme, la città santa, da parte dei romani (70 d.C.) e al loro posto vengono invitati tutti, buoni e cattivi, senza alcuna discriminazione, e il loro privilegio di popolo eletto passa ad altri, cioè ai discepoli di Gesù. Infine Matteo riporta il caso dell’invitato privo dell’abito nuziale, che è cacciato via dalla sala: con esso l’evangelista vuole far capire che al dono di Dio deve corrispondere la collaborazione umana. Più a monte, però, con questa parabola Gesù voleva esprimere l’amore universale di Dio che sta ormai attuando il suo regno nel mondo. In questo regno non ci sono privilegiati ma tutti partecipano ugualmente alla felicità che Dio dona ai suoi fedeli. Per tutti è arrivato il tempo della gioia e dell’abbondanza.

Nella seconda lettura viene riportato un esempio di solidarietà evangelica. Paolo ringrazia i filippesi per gli aiuti materiali che gli hanno inviato in un momento di particolare sofferenza. Ma per lui non era questa la cosa più importante: «So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza, sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà forza». Ciò che egli apprezza è soprattutto la loro disponibilità a collaborare con lui nell’annunzio del Vangelo.

La visione del regno di Dio come un banchetto fraterno ha un forte impatto sul modo di concepire la Chiesa. Essa non è un popolo eletto ma solo una comunità di fratelli e sorelle che accolgono il messaggio di Gesù e si riuniscono a mensa con lui. E mangiare insieme significa dialogare, ricordare, scambiarsi esperienze, esprimere desideri e aspirazioni comuni. Da ciò deriva l’impegno per la fraternità nei diversi campi della vita comunitaria e sociale,in stretta collaborazione con tutti coloro che, pur non aderendo alla Chiesa o appartenendo ad altre religioni, sono orientati verso i valori annunziati da Gesù.