Autore: Alessandro Sacchi

Tempo di Quaresima B – 5. Domenica

Il mediatore della nuova alleanza

Il tema di questa liturgia si coglie dal confronto tra la prima lettura, in cui si parla della nuova alleanza, e il vangelo, in cui si presenta il Cristo che, mediante la morte di Cristo è diventato il mediatore della salvezza. La nuova alleanza, che Dio sta per concludere con il suo popolo dopo l’esilio, si basa come la precedente su una legge, ma non su quella scritta su pietre, bensì su quella scritta nei cuori. Una legge che indica obblighi e regole non è sufficiente per garantire un rapporto stabile con Dio e un’autentica vita sociale. Ciò che è importante è il cuore dell’uomo, cioè le sue scelte e i suoi valori. Perciò Dio parla al cuore, lo trasforma, lo rinnova. L’uomo esprime la sua dignità solo quando opera col cuore, per amore. Solo se arriva al cuore un messaggio può porre portare una salvezza vera.

Nel brano del vangelo si racconta di quei greci che vorrebbero vedere Gesù. Ma l’evangelista, invece di raccontare ciò che Gesù ha detto loro, riporta una serie di detti che indicano il senso della sua morte ormai prossima. Egli afferma che il seme buttato in terra, per portare frutto, deve prima morire. Solo chi è capace di dare la sua vita può portare buoni frutti. Quando egli sarà innalzato sulla croce attirerà tutti a sé. Perciò è venuto il momento in cui il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Gesù non ha dato nuove leggi o prescrizioni ma si è messo lui stesso in cammino e ha coinvolto i suoi discepoli in una ricerca di Dio che si attua mediante un rapporto personale con i propri simili. Per rifare l’alleanza con Dio, sulla quale si basa l’alleanza tra umani, bisogna essere disposti a dare la propria vita per gli altri. Solo così egli vince il principe di questo mondo, cioè il male che pevade l’umanità, e qttir tutti a sé.

Nella seconda lettura si dice che Gesù nella passione ha pregato per essere liberato dalla morte ed è stato esaudito. Sappiamo che in realtà Gesù è morto, ma ha vinto la morte, perché ha saputo affrontarla con coraggio per realizzare un bene che riguarda tutti. Solo chi non ha paura della morte può impegnarsi per un mondo migliore che lui stesso già pregusta nella misura in cui si impegna per realizzarlo.

La salvezza non viene da una legge, ma da una scelta di vita che parte dal cuore. Gesù ci ha dato l’esempio mettendosi dalla parte degli ultimi e vincendo la paura della morte che questa scelta comportava. Purtroppo si tratta di un percorso difficile, cosparso di ostacoli e di delusioni, ma l’unico che può dare un senso alla vita. 

Tempo di Quaresima B – 4. Domenica

La misericordia infinta di Dio

La liturgia di questa domenica propone alla riflessione il tema della misericordia di Dio. La prima lettura mette però un grosso limite a questo attributo di Dio. In essa infatti si dice che Dio si è stancato dei peccati commessi dal suo popolo Israele e ha mandato contro di esso i babilonesi che hanno distrutto Gerusalemme e il tempio. Per fortuna nella seconda parte della lettura si dice che Dio ha cambiato idea e ha mandato il re persiano Ciro, il quale ha permesso ai giudei di ritornare a Gerusalemme per riedificare il tempio.

Nel vangelo si cambia registro. Parlando con Nicodemo, che era andato di notte a consultarlo, Gesù dice che Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Anche qui appare però il tema del giudizio. Ma Gesù ci tiene ad affermare di essere venuto a salvare, non a giudicare. Chi non crede in lui condanna se stesso. Rispetto alla prima lettura c’è un notevole passo in avanti. Chi pecca condanna se stesso. Non è Dio che condanna. In lui c’è solo misericordia e perdono.

La seconda lettura abbandona del tutto l’idea del giudizio. Dio ha fatto passare dalla morte alla vita coloro che credono nel Figlio e li ha fatti sedere con lui nei cieli. La salvezza è un dono gratuito che non si ottiene con le opere buone: queste non sono la causa ma la conseguenza della salvezza ottenuta mediante la fede.

Senza renderci conto, noi rappresentiamo Dio in modo umano. Per affermare che Dio perdona bisogna supporre che prima castighi chi sbaglia. Ma Dio non è uno che prima si arrabbia, punisce il peccatore, poi ha compassione e lo accoglie nuovamente perdonando il suo peccato. E neppure un dio che subordina la sua misericordia alle buone disposizioni dell’uomo. È vero piuttosto che la vita di ogni essere umano è fatta di lotte, cadute, limiti e condizionamenti, vittorie e sconfitte. Dio è misericordioso perché non abbandona mai la sua creatura le è sempre vicino per sostenerla e darle una nuova possibilità di ripresa.