Autore: Alessandro Sacchi

Scure medievale sul priore di Bose

“Secondo le bislacche teorie dell’esecutore del decreto, in ogni fondatore si cela un abusatore (sic!) ed Enzo Bianchi confermerebbe il suo teorema alla lettera. Ma l’esclusione forzata sarebbe anche quella degli eredi di Bose. Il padre si è svelato ai loro occhi come un malato inguaribile di narcisismo. Può accadere. Ma destinare il fondatore al confino… Papa Francesco è il solo ad avere l’autorità e il giusto sguardo per salvare Enzo Bianchi da una umiliazione che non merita.”
(da Scure medievale sul priore di Bose di Massimo Recalcati in La Stampa del 11 febbraio 2021).
Ma perché proprio il papa ha avvallato una decisione così astrusa? Perché si è lasciato coinvolgere personalmente in quella che poteva essere semplicemente una bega di convento? E per di più in modo tale da non potersi tirare indietro. E’ difficile evitare il dubbio che ci sia qualcosa d’altro che non si può dire. Oppure che si sia voluto affossare un’esperienza post-conciliare, approfittando di dissidi interni. Ma perché? Una cosa è certa: qualunque sia la spiegazione che si dà, resta valido il titolo dell’articolo di Recalcati.

La forza dell’utopia

Mi ha colpito la conclusione dell’articolo di Gad Lerner:i Pci, quel “tagliacuci” sulla rivoluzione  in il Fatto Quotidiano del 9 febbraio 2021:
“Scrive dunque di Schicchi la futura senatrice a vita Ravera: “Era uno di quegli anarchici con cui Gramsci amava conversare. ‘Anche l’utopia serve al cammino degli uomini – mi diceva poi Gramsci, sorridendo – fa la sua tenue luce, là dove ciò che realmente sarà non sappiamo’…”. Ecco, forse è proprio l’utopia a mancarci, cent’anni dopo”.
Aggiungerei: “diciamo pure duemila anni dopo”.

Tempo Ordinario B – 06. Domenica

L’accoglienza del diverso

In questa domenica si propone il tema dell’accoglienza del diverso e del superamento di ogni tipo di emarginazione, specialmente quella imposta dalla società in nome della religione.

Nella prima lettura si parla dei risvolti sociali di una malattia come la lebbra che in nome della religione imprimeva in chi ne era colpito uno stigma che lo spingeva ai margini della società. È drammatico il fatto che il lebbroso stesso si riteneva impuro e doveva avvertire gli altri di questo suo stato per evitare che subissero il contagio non della malattia, ma dell’impurità che essa comporta.

Nel brano del vangelo i protagonisti sono due uomini che contestano una legge che era imposta con l’autorità stessa di Dio. Anzitutto il lebbroso che, invece di restarsene segregato fuori dell’accampamento, va direttamente incontro a Gesù e gli chiede di essere risanato. E poi Gesù che si permette di toccare il lebbroso, diventando impuro lui stesso. Avrebbe potuto farne a meno. Ma con questo gesto vuole dire chiaramente che per lui Dio non può aver imposto una legge così crudele e discriminante. L’evangelista osserva che Gesù agisce per compassione, ma al tempo stesso, dopo averlo guarito, lo ammonisce severamente e lo scaccia: non è contro il malato guarito che Gesù si adira ma contro il male di cui è portatore.Egli manda il lebbroso guarito dal sacerdote perché riconosca la guarigione avvenuta e lo reintegri nella comunità. Gesù afferma così che nessuno deve essere emarginato, in qualunque modo ciò avvenga. E di questo devono essere consapevoli anzitutto i sacerdoti. Infine però ne subisce le conseguenze, perché viene lui stesso discriminato, in quanto non può più entrare pubblicamente in una città.

Nella seconda lettura, Paolo esorta i corinzi a fare tutto per la gloria di Dio e a evitare tutto ciò che possa dare scandalo non solo ai cristiani ma anche ai giudei e ai greci. Dare scandalo rappresenta una forma di discriminazione nei confronti di coloro che la pensano o agiscono diversamente. Per Paolo dunque, quando non sono in gioco i valori fondamentali del messaggio cristiano, è necessario il rispetto dell’altro e l’apertura a una ricerca comune, nonostante le differenze. È questa la regola alla quale tutti i credenti devono ispirare tutte le loro scelte. Paolo è il primo a dare l’esempio.

Oggi vi sono ancora tanti esempi di discriminazione nei confronti di diverse categorie di persone: i rom o i migranti, gli omosessuali, i senza fissa dimora, ma anche semplicemente a coloro che intendono pensare con la propria testa, classificati come liberi pensatori. Se vogliamo seguire Gesù dobbiamo imparare a essere trasgressivi, non solo nei confronti di certe leggi palesemente ingiuste, ma di regole e di tabù di cui è impregnata la società e a volte anche la Chiesa. Ciò non può avvenire se non si è disposti a pagare un prezzo a volte alto.