Mese: Novembre 2019

Matricola 75190

Il racconto di Liliana Segre, l’esperienza di una bambina nei lager nazisti. Certe cose si sanno, ma si cerca di rimuoverle, come se fossero un brutto sogno. Eppure bisogna ricordare, perché altrimenti c’è il pericolo di ripetere certi orrori. Quello che mi sconvolge è l’omertà di chi ha visto e si è girato dall’altra parte. Lo capisco. Forse avrei fatto anch’io la stessa cosa. Ma questo non deve più capitare. Perché oggi sappiamo e non possiamo più tirarci indietro. Bisogna reagire insieme. E soprattutto bisogna aver fede in un mondo migliore. Sapendo che il male assoluto si sconfigge solo con il bene assoluto. E la Croce ne è un segno.

Tempo Ordinario C – 33. Domenica

Un mondo nuovo

La liturgia di questa domenica ci richiama a un sano realismo nei confronti del mondo in cui viviamo. Nella prima lettura, di fronte all’ingiustizia che predomina nella società, si prospetta un intervento di Dio che ristabilirà il giusto ordine. I malvagi saranno distrutti mentre per quelli che temono Dio sorgerà un sole di giustizia. È un messaggio di speranza che aiuta i buoni a non cedere alla disperazione e a operare per il bene, nonostante tutti gli ostacoli. 

Nel brano del vangelo si rispecchia la situazione delle prime comunità cristiane, immerse in un mondo profondamente ingiusto e violento. In esse molti cristiani, influenzati dai discorsi dei predicatori apocalittici (i falsi profeti), pensavano che i mali della società in cui vivevano fossero il segno dell’imminente ritorno di Gesù e della fine del mondo. Attribuendo a Gesù lo stesso linguaggio apocalittico, l’evangelista li mette in guardia nei confronti di uno sterile catastrofismo. La fine del mondo verrà, ma questo non è ancora il momento stabilito da Dio. È vero che stanno capitando terribili cataclismi, guerra e rivoluzioni, unitamente alla venuta di falsi profeti e alla persecuzione dei cristiani. Ma tutto ciò fa parte della storia umana. È in questo  mondo, così com’è, che i cristiani devono testimoniare i valori del Vangelo. Non serve evadere dalla realtà e rifugiarsi in un futuro meraviglioso quanto imprevedibile. Bisogna assumersi le proprie responsabilità e operare in questo mondo cercando di renderlo più umano e solidale. 

Nella seconda lettura si dice in che modo possiamo migliorare questo mondo. Lo strumento a nostra disposizione è il lavoro. Ciascuno è invitato a lavorare con le proprie mani. Chi non lavora non mangi. In un momento in cui il lavoro sembra mancare e la disoccupazione aumenta, le parole attribuite a Paolo rappresentano un invito a non darsi per vinti e ad accettare anche i lavori più umili ma necessari per il bene della società. Al tempo stesso queste parole sono un appello agli imprenditori e al governo perché creino posti di lavoro anche quando non si intravede un profitto personale adeguato.

La fede ci dà un supplemento di coraggio e di lungimiranza per affrontare i problemi di questo mondo, con la disponibilità a pagare di persona perché il sole di giustizia, di cui parla la prima lettura, cominci a spendere già da oggi.

Tempo Ordinario C – 32. Domenica

La vita dopo la morte

Il tema di questa liturgia è quello della vita oltre la morte. Nella prima lettura è riportato uno dei pochissimi testi biblici in cui si parla di risurrezione. Si tratta del secondo libro dei Maccabei, uno degli scritti più recenti della Bibbia cristiana che però non è riconosciuto dagli ebrei come ispirato da Dio. I protagonisti del racconto sono persone che danno la vita per la loro fede con la speranza di risuscitare un giorno per aver parte alla rinascita del loro popolo, rinnovato anche in forza del loro sacrificio. Il non mangiare carne di maiale è solo un segno esterno della loro fede.

Nel brano del vangelo è riferita una discussione di Gesù con i sadducei, i quali non ammettevano la risurrezione dei morti mentre invece questa era affermata dai farisei. Per mettere Gesù in imbarazzo, costoro raccontano un fatto basato sulla legge del levirato, in forza della quale se un uomo muore senza figli, suo fratello deve prendere con sé sua moglie per dare al defunto una discendenza. Essi raccontano di una donna che è rimasta vedova senza figli ed è stata presa in moglie dal cognato: questo si è ripetuto altre sei volte. Essi chiedono a Gesù di chi la donna sarà moglie al momento della risurrezione. Da questa storiella risulterebbe l’assurdità della risurrezione perché in questo caso una donna avrebbe contemporaneamente sette mariti, e ciò sarebbe contro le prescrizioni della legge. Essi dimostrano così di intendere la risurrezione come un semplice ritorno alla vita di questo mondo. Gesù si schiera dalla parte dei farisei. E afferma che nella risurrezione si opera una trasformazione radicale dell’essere umano, che non avrà più bisogno del matrimonio; oltre ciò Gesù richiama il messaggio biblico secondo cui il Signore è Dio non dei morti ma dei vivi. Con la sua risposta Gesù non vuole squalificare la vita matrimoniale: per lui la vera vita è quella che si attuerà un giorno nel regno di Dio mediante quella profonda solidarietà tra persone a cui è orientato anche il rapporto tra coniugi.

Nella seconda lettura si affronta il problema della fine dei tempi. Stando il fatto che essa non è imminente e la risurrezione dei morti avrà luogo in un futuro imprevedibile, il tempo attuale deve essere considerato come un tempo non semplicemente d’attesa ma di impegno per l’annunzio del Vangelo.

Riguardo al destino dell’uomo dopo la morte ogni religione e cultura ha elaborato la propria dottrina. L’idea della risurrezione ha un senso diverso: essa è stata elaborata non per spiegare ciò che capiterà dopo la morte ma per dare fondamento all’impegno perché si realizzi già nell’oggi quel mondo nuovo che Gesù ha inaugurato morendo in croce per noi.