Tempo Natalizio – Natale

Un povero Figlio di Dio

A Natale ci viene incontro un bambino provato dalla povertà e dalla sofferenza. Ogni anno torna fra noi. Che cosa avrà mai da dirci? Secondo i ricordi dei primi cristiani è nato in una grotta, senza nessuna precauzione sanitaria, deposto in una mangiatoia, tra gli animali. Gli unici che gli fanno visita sono dei pastori, gli ultimi di quella società. In seguito verranno i magi, ma se ne andranno in fretta senza mutare la situazione. Come dire, in termini attuali, che è nato in un angolo oscuro della stazione centrale di Milano, visitato solo da un gruppo di senzatetto. Ma al tempo stesso le tradizioni si sprecano per esaltare la sua grandezza: è un re, è il messia atteso da Israele, è il figlio di Dio venuto in questo mondo, è il salvatore dell’umanità. 

Ma quale salvezza? Quella salvezza che il bambino, diventato adulto, chiamava «regno di Dio». La descrive in termini entusiasti la prima lettura della messa di mezzanotte: gioia, abbondanza per tutti, liberazione dal giogo dell’oppressore, l’eliminazione della guerra per sempre. In termini attuali potremmo parlare di eliminazione del predominio del potere economico, equità nella distribuzione dei beni, sconfitta delle mafie, vittoria sulla corruzione, pratica della non violenza. Chi non desidererebbe un mondo così? Hanno ragione i giovani che scendono in piazza per esigere dai governi che lo attuino almeno in parte. Ma dobbiamo riconoscere che questo mondo nuovo nessuno può realizzarlo. Certo non i politici. Ma neppure Dio o il Salvatore da lui inviato. Perché? Perché si tratta di qualcosa che avverrà solo alla fine dei tempi, cioè, in termini nostri, perché si tratta di un sogno. Un mondo del genere non possiamo far altro che sognarlo. In altre parole si tratta di un ideale a cui tendere. Ma come tutti gli ideali, è proprio a questo mondo che dobbiamo ispirare le nostre scelte quotidiane, se vogliamo essere salvi.

I testi che sono stati scelti come seconda lettura ci esortano a prendere coscienza del mistero contenuto nella nascita di Gesù e a metterci sulla sua lunghezza d’onda. Mi ha colpito soprattutto quello della messa di mezzanotte: è apparsa la grazia di Dio che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, giustizia e pietà, nell’attesa del ritorno del Signore. È un programma di vita, un modo per vivere già oggi nel mondo nuovo sognato da Gesù. Tocca a noi. Nessun potere umano può darci quello che desideriamo o toglierci la possibilità di realizzarlo.

Da venti secoli noi adoriamo Gesù come il Dio incarnato. Ma l’abbiamo messo in cielo, l’abbiamo perso di vista. Oggi, in questo periodo di crisi, scende nuovamente in terra per dirci che forse abbiamo sbagliato strada. Che tutti i beni di consumo di cui ci siamo riempiti non possono saziarci. Che la loro perdita è forse la più grande opportunità che abbiamo per cominciare a considerare i veri valori della vita. Tutto il resto viene di conseguenza