Tempo Ordinario C – 23. Domenica

Il tema biblico: la Sapienza di Dio

Nei libri sapienziali è conservata la voce dei saggi di Israele, i quali esprimono i loro consigli a partire non dall’alleanza e dai comandamenti di Dio ma dalla natura e dall’esperienza umana. Nella loro ricerca però essi non escludono Dio, ma lo considerano come l’Essere supremo e misterioso che ha dato origine all’universo e si manifesta nell’armonia del creato. In un carme contenuto nel libro di Giobbe, la sapienza è esaltata come una realtà che solo Dio ha conosciuto e l’ha utilizzata nella creazione e infine l’ha rivelato all’uomo con queste parole: «Ecco, temere Dio, questo è sapienza e schivare il male, questo è intelligenza» (Gb 28,1-28). 
Poco per volta la Sapienza, pur essendo un semplice attributo di Dio, tende ad essere personificata. Nel libro dei Proverbi essa, dopo aver collaborato con Dio nella creazione, si rivolge agli uomini e li invita ad ascoltare i suoi insegnamenti perché  solo così essi troveranno la vita e otterranno favore dal Signore (Pr 8,22–9,6). Secondo il Siracide la sapienza, uscita dalla bocca dell’Altissimo, ha collaborato con lui nella creazione e infine ha preso dimora in Israele e si manifesta nella legge che Dio ha dato a Mosè (Sir 24,1-22). Nel libro della Sapienza essa è presentata come un’emanazione della potenza di Dio, che attraverso le età, entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e profeti (Sap 7,22-30): perciò Salomone prega Dio perché gli conferisca la Sapienza (Sap 9,1-18). Nel libretto di Baruc (Bar 3,9-4,4) l’autore afferma che nessuno conosce la sapienza, se non Dio, il quale se ne è servito nella creazione dell’universo e l’ha data al popolo di Israele presso il quale abita: «Essa è il libro dei decreti di Dio, è la legge che sussiste nei secoli» (Bar 4,1). La sapienza è identificata non solo con la legge ma anche con lo Spirito, di cui Dio si serve per penetrare nelle vicende del mondo e operare la salvezza dell’umanità (cfr. Sap 7,22-24; cfr. 1,4.5; 7,7). La sapienza dunque è l’espressione umana di Dio il quale, pur restando misterioso e irraggiungibile è vicino all’uomo e si dona a lui. Essa è nascosta a coloro che ricercano una sapienza umana, concepita come mezzo di prestigio e di dominio sugli altri. Solo chi sa rinunziare ai propri progetti di potenza e di grandezza può cogliere questo dono ed entrare in piena comunione con Dio.

Gesù Maestro di sapienza

Il tema di questa liturgia è quello della vera sapienza che viene comunicata da Gesù. Nella prima lettura, in sintonia con tutta la riflessione sapienziale, si afferma che noi, in quanto esseri umani, non possiamo conoscere la volontà di Dio o capire le cose che lo riguardano. Come motivo viene riportato il fatto  Dio è immensamente al di sopra delle nostre possibilità umane, ma soprattutto perché l’anima è appesantita da un corpo corruttibile. Secondo un certo modo di concepire l’essere umano, ispirato dal pensiero filosofico, il corpo è sede dei desideri egoistici che oscurano la mente. Ma proprio per questo Dio ci ha dato la sua sapienza per poter discernere il bene dal male nelle diverse situazioni in cui ci troviamo. Dio non dà dei precetti da osservare ma indica dei valori in base ai quali ognuno deve fare le sue scelte personali.

È questo anche l’insegnamento di Gesù, il quale nel brano del vangelo si presenta come un Maestro che indica il cammino della Sapienza. In questa veste egli avanza una richiesta a prima vista esorbitante: chi vuole seguirlo deve amare lui prima del padre, della madre, dei fratelli e delle sorelle, addirittura di se stesso; chi vuol essere suo discepolo deve prendere la sua croce e seguirlo. E aggiunge che chiunque non rinuncia a tutti i suoi averi non può essere suo discepolo. Chi non accetta questa condizione è uno sconsiderato, come chi si mette a costruire una torre senza averne i mezzi o chi parte per la guerra senza avere un numero sufficiente di soldati per vincerla. La vita è fatta di discernimento e di scelte a volte difficili. Tutto quello che abbiamo, su cui fondiamo le nostre sicurezze, è precario e prima o poi lo perdiamo. Ma ci sono delle realtà a cui non dobbiamo mai rinunziare e che ci accompagnano per tutta la vita: i rapporti, i valori in cui crediamo, il mistero supremo di Dio che illumina le nostre tenebre. Gesù è il Maestro che ci guida nella ricerca di ciò che non perisce. Il suo messaggio sembra utopistico. Ma non dimentichiamo qual è l’altra faccia della medaglia: la schiavitù.

Questo tema è affrontato nella seconda lettura, dove si parla di uno schiavo fuggito, che Paolo rimanda al suo padrone, al quale ordina di trattarlo come un fratello. La schiavitù è un male terribile, che sussiste ancora oggi ed è più diffuso di quanto siamo abituati a pensare. Per eliminarla ci vogliono leggi adeguate, ma soprattutto quel distacco dai beni materiali che ci apre alla fraternità e alla solidarietà.