Mese: Aprile 2021

Tempo di Pasqua B – 3. Domenica

Una rilettura delle Scritture

In questa domenica il tema del perdono dei peccati, attuato da Gesù, si intreccia con quello del compimento delle Scritture. Nella prima lettura Luca, che scrive più di cinquant’anni dopo la morte di Gesù, riferisce che Pietro, parlando ai giudei, li accusa di aver rinnegato il Santo e il Giusto e di aver chiesto che fosse graziato un assassino. In un certo senso li scusa, dicendo che hanno agito per ignoranza. Ma sottolinea che Dio si è servito di questo errore per realizzare ciò che era stato annunziato dai profeti e cioè che il Cristo doveva soffrire.

Nel brano del vangelo Luca riferisce che Gesù risorto, apparendo ai suoi discepoli, afferma che, come aveva preannunziato durante la sua vita terrena, si è compiuto quanto era scritto di lui nella Legge, nei Profeti e nei Salmi, cioè nelle tre parti della Bibbia ebraica. E spiega come in esse si dica non solo che il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno ma anche che nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati. Di questo, cioè dell’adempimento in Cristo delle Scritture, i discepoli dovranno essere testimoni. In realtà le Scritture parlano sì di un inviato di Dio, il Messia, che avrebbe portato a compimento il suo piano di salvezza, e anche che questa sarebbe stata estesa a tutte le nazioni. Ma da nessuna parte si dice in modo esplicito che ciò avrebbe richiesto la sua morte e risurrezione. Sono i discepoli che rileggono le Scritture a partire dalla propria esperienza. A tal fine vanno alla ricerca di quei testi dai quali appare che la salvezza avviene non mediante l’uso del potere ma mediante la sofferenza del giusto. 

Nella seconda lettura la morte di Gesù viene spiegata alla luce delle Scritture nelle quali il sacrificio è presentato come lo strumento scelto da Dio per il perdono dei peccati. 

I primi cristiani hanno colto nell’insegnamento di Gesù, sfociato nella sua morte e risurrezione, la chiave di lettura di tutte le Scritture; a partire da esse hanno concepito la vicenda di Gesù come parte essenziale di un grande progetto di liberazione dal peccato e dalle sue conseguenze, cioè da ogni forma di violenza e di sopruso. In questo progetto si sono sentiti coinvolti per realizzare quei valori di giustizia e di amore che rappresentano l’essenza del regno di Dio. 

Quant’era bello il pensiero unico!

Dall’articolo di Salvatore Cernuzio, “Parolin: preoccupanti le divisioni tra conservatori e progressisti, fanno danno alla Chiesa”, in Vatican Insider:
“Le divisioni tra cosiddetti conservatori e progressisti sono «motivo di preoccupazione» nella Chiesa di oggi; entrambi creano infatti una divisione che «fa molto danno alla Chiesa». Ad affermarlo, con l’aplomb diplomatico che lo contraddistingue, è il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, in una lunga intervista alla Cope, l’emittente radiofonica della Conferenza episcopale spagnola. A colloquio con il direttore editoriale José Luis Restán, il porporato parla di riforma della Curia e rapporti con la Cina, del viaggio in Iraq e dell’attuale situazione europea, poi si sofferma a riflettere sulle «divisioni e opposizioni» che generano «confusione» in ambienti ecclesiali ma soprattutto tra i fedeli, come quelle che si registrano da settimane tra diversi episcopati dopo la pubblicazione del responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede che vieta la benedizione alle coppie omosessuali”.
Perché non ascoltare la base prima di intervenire con decisioni unilaterali? L’unica alternativa al pensioro unico e alle “divisioni e opposizioni” è una vera sinodalità tra vescovi, ma con la partecipazione determinante del popolo di Dio, come avviene attualmente nel sinodo tedesco.

Tempo di Pasqua B – 2. Domenica

Un’economia di comunione

Il tema della liturgia di questa domenica viene indicato dalla prima lettura in cui si presenta la condivisione dei beni come esigenza fondamentale della comunione fraterna. Questo infatti è il messaggio che ci proviene dall’esempio dei primi cristiani, membri della comunità di Gerusalemme. In essa gli apostoli proclamavano con forza la risurrezione di Gesù, e i credenti aderivano a questo messaggio diventando un cuor solo e un’anima sola Questo cambiamento interiore si manifestava poi nella loro disponibilità a condividere i propri beni per venire incontro ai bisogni dei più poveri.

Nel brano del vangelo viene riportato il racconto dell’apparizione di Gesù ai discepoli così come è descritto nel vangelo di Giovanni. Anzitutto Gesù conferisce ai discepoli il dono della pace come frutto della sua passione e morte. Inoltre egli li manda nel mondo a perdonare i peccati e per questo dona loro lo Spirito Santo. All’inizio del quarto vangelo, Giovanni il Battista aveva indicato Gesù come l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo; ora egli stesso assegna ai discepoli il compito di lottare contro il peccato in tutte le sue forme. Essi quindi dovranno essere gli strumenti di un grande progetto di riconciliazione di tutti gli esseri umani fra loro e con Dio. Per mezzo loro Gesù vuole attuare una convivenza nuova basata sull’amore. L’episodio di Tommaso è una scena simbolica che ha uno scopo didattico. Con essa l’evangelista vuole dissipare i dubbi di coloro che fanno fatica ad accettare la risurrezione di Gesù come inizio di una vita nuova nella propria persona e nella storia umana. 

Nella seconda lettura si affronta il tema della fede che si concretizza nell’osservanza dei comandamenti di Dio; essi non sono gravosi perché hanno come scopo il bene di tutti i suoi figli. Non tratta semplicemente di aderire a verità astratte o a direttive morali, ma piuttosto di continuare l’opera di Gesù nella storia umana. Inoltre l’autore ci assicura che la nostra fede vince il mondo. Se ci impegniamo nel compito di portare al mondo il perdono di Dio, possiamo essere sicuri della vittoria, nonostante tutte le prove e le sconfitte a cui andremo incontro.

La vittoria del Crocifisso sui poteri del mondo si rende palese nella realizzazione di un grande progetto di riconciliazione che comporta anzitutto un’equa distribuzione dei beni di questo mondo. Si tratta di un’utopia per la quale vale la pena di impegnarsi. Ma ciò sarà possibile solo se sapremo rinunziare a tante forme di superfluo per far sì che altri abbiano il necessario. In questa impresa la comunità cristiana deve essere la palestra nella quale il credente si addestra, imparando a combattere l’ostacolo più grosso che è quello dell’ingordigia umana.