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Il primato di Pietro

Il vangelo di Matteo riporta una frase che Gesù avrebbe detto all’apostolo Pietro che lo aveva appena riconosciuto come Messia: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16,18). Una promessa davvero impegnativa. Strano però che l’evangelista Marco, che pure racconta lo stesso episodio, non ne sapesse nulla. E poi che cosa vuol dire «fonderò la mia chiesa», dal momento che Gesù non ha mai detto di voler fondare una chiesa e tanto meno ha spiegato in che cosa consistesse tale progetto. Tutte domande destinate a rimanere senza risposta.

Ciò che resta è la fortuna che questo detto ha avuto. Lungo i secoli le parole attribuite a Gesù da Matteo sono state usate dai papi per avanzare pretese di carattere non del tutto evangelico, sia in campo religioso che politico. Se avessimo tratto dal detto di Gesù «amerai il prossimo tuo come te stesso» tutto quello che è stato ricavato dalle parole che Gesù avrebbe rivolto a Pietro, forse il mondo in cui viviamo sarebbe un po’ più umano.

Oggi per fortuna tante cose sono cambiate. I papi hanno deposto il famigerato «triregno» e hanno cercato di spiegare alla gente, credenti o no, proprio quell’esigenza fondamentalmente umana di amare il proprio prossimo affermata da Gesù. I grandi principi della giustizia, dei diritti della persona, della fraternità, del dialogo, della democrazia, della pace, sono diventati il pane quotidiano dell’insegnamento papale. Chi altro oggi potrebbe esprimere un messaggio così elevato con altrettanta autorità?

Qualunque fosse il significato originario del detto attribuito a Gesù, il ruolo del papa risulta oggi molto importante. Ma come dimenticare che tutto il potere attribuito a una gerarchia sacerdotale ha prodotto la passività dei credenti? Che valore avrà la parola del capo di un esercito stanco e ormai ingessato nel ruolo di fruitore di servizi religiosi? Era questo il progetto di Gesù? Sarà difficile sentire la voce del gregge senza limitare quella eccessivamente invasiva dei pastori.

L’unico Salvatore

L’unico Salvatore

Fa effetto sentire sulla bocca di Gesù parole come quelle che gli attribuisce questo brano del vangelo di Matteo: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele»; «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini» (Mt 15,24.26). È vero che poi Gesù cede alla supplica della donna pagana che gli chiede la guarigione della figlia. Ma è chiaro che lo fa in via eccezionale. Gesù si è rivolto esclusivamente ai suoi connazionali annunziando loro la venuta del regno di Dio ed esortandoli ad accoglierlo con fede. Ai suoi discepoli invece ha affidato il compito di rivolgere lo stesso annunzio anche ai pagani. In realtà Gesù non ha mai lasciato intendere che tutti per salvarsi dovessero nessariamente diventare cristiani. E anche i primi discepoli hanno invitato i pagani a entrare nelle loro comunità, ma solo per essere anche loro testimoni del vangelo.

Il guaio è cominciato quando si è pensato che solo la chiesa avesse il potere di conferire la salvezza, naturalmente nell’aldilà, in un’altra vita. E così si è formata l’idea che il cristianesimo fosse l’unica vera religione e in seguito, con l’appoggio dell’imperatore romano, la chiesa ha ricevuto l’appellativo di «cattolica», diventado così la religione ufficiale dell’impero. Da qui è nata quella intolleranza che ha fatto tanto male alla chiesa e al mondo.

Ma allora Gesù non è il salvatore di tutti? Bisogna distinguere. Gesù ha portato valori che per loro natura sono universali: giustizia, solidarietà, amore, non violenza sono esigenze dell’uomo prima che del cristiano. È compito della chiesa annunziarli a tutti, con la parole e l’esempio, perché da essi dipende la salvezza di tutti: naturalmente non solo la salvezza che avrà luogo dopo la morte, ma prima di tutto quella che si realizza in questo mondo. Infatti solo l’insegnamento di Gesù può far sì che l’umanità non cada nel baratro in cui rischia di farla precipitare l’idolatria dei soldi e del potere. In questo senso Gesù è il salvatore di tutti, anche se non tutti quelli che lo seguono si identificano come cristiani.