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Una violenza suicida

Strano. Ma se il padrone della vigna, nella parabola dei vignaioli omicidi (Mt 21,33-43), aveva capito chi erano le persone a cui aveva affidato la sua vigna, con che coraggio ha mandato a loro il suo figlio per riscuotere l’affitto? E poi i vignaioli erano così sprovveduti da pensare che, facendo fuori il figlio del padrone, potevano diventare loro i proprietari della vigna? Un paradosso tipico delle parabole. Ma come si spiega?

Quando Matteo scrive la parabola, in Palestina si era consumata una tragedia: una rivolta contro i romani, sostenuta da una parte significativa della popolazione e accompagnata da violenti conflitti interni, aveva portato alla distruzione di Gerusalemme e del Tempio e alla distruzione della nazione. Con i romani non si scherzava.

Come interpretare la parabola in questa situazione? Per i cristiani era possibile leggervi la conferma di ciò che Gesù aveva predicato: una rivoluzione non violenta, che partiva dal basso. Il rifiuto di questa via lasciava spazio alla logica di una violenza che non avrebbe risparmiato nessuno.

E Dio che cosa c’entra in tutto questo? Perché non ha bloccato con tutti i mezzi quella pazzia suicida? Mah, direi che ha seguito l’esempio del padrone della vigna: ha scelto la non violenza! Perciò ha mandato i suoi messaggeri a predicare la pace; nella storia ce ne sono stati tanti. In seguito ha mandato persino il suo Figlio; non l’hanno ascoltato. Anzi! E poi? È forse intervenuto a punire coloro che avevano scatenato la violenza? No, non ce n’era bisogno. La violenza porta con sé le sue conseguenze: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Ma la storia continua. Dio non ha abbandonato l’umanità. Ha dato ad altri il compito di mantenere vivo l’appello alla non violenza e alla pace.

Anche oggi la storia si ripete. Poco per volta si sta scivolando verso una guerra che nessuno vuole ma che tutti preparano. A che serve difendere con le armi la propria libertà se il prezzo da pagare è la distruzione del pianeta? E i discepoli del Figlio che cosa fanno? Sapranno bloccare questa deriva? A noi la risposta.

Guardarsi attorno

Ma allora Gesù voleva veramente dire che i pubblicani e le prostitute fossero migliori dei sacerdoti che svolgevano il loro servizio nel tempio? Forse Matteo, a cui si deve l’introduzione e la conclusione della parabola dei due fratelli (Mt 21,28-32), la pensava veramente così. Ma se prendiamo la parabola in sé, forse ci rendiamo conto che magari Gesù voleva dire qualcos’altro. Ma che cosa? Forse che per dire di sì bisogna aver prima fatto l’esperienza dei danni che provengono da un rifiuto? Oppure semplicemente che a Dio non si obbedisce a parole ma con l’impegno di tutta una vita? Mah, forse tutte le interpretazioni hanno una parte di verità. In fondo ogni parabola è un po’ un’enigma e come tale non cessa mai di far riflettere.

Ma al cittadino normale, che svolge una vita normale (lavoro, famiglia, un po’ di svago, qualche amicizia) che pretende sicurezza e condanna i criminali e i violenti, e per di più va anche a messa (quando può), che cosa può voler dire una parabola tanto enigmatica? Forse che va bene così, che sta già facendo la volontà di Dio?

Ma purtroppo (o per fortuna) le parabole non sono state dette da Gesù per lasciarci tranquilli, e anche questa volta le cose non vanno diversamente. Implicitamente Gesù vuole dirci una cosa: guardati intorno, vedi come vanno le cose in questo mondo. Violenze, discriminazioni, ingiustizie si espandono a macchia d’olio e giungono fino alla porta di casa tua. E tu che cosa fai?

Gesù non ti dice che ti comporti male, non ti suggerisce alternative, ma ti invita semplicemente a riflettere. Oggi (come d’altronde sempre) bisogna rivedere la propria vita in funzione di un mondo che rischia di finire in un baratro che esso stesso si è scavato. Una vita «normale» non è sufficiente. Devi orientare diversamente le tue scelte. E se ritieni di essere cristiano, devi chiederti se è sufficiente andare a messa e poi vivere come tutti gli altri. Gesù è un maestro esigente. Ma lo è stato prima di tutto con se stesso: ai suoi discepoli spetta imparare dall’esperienza cosa vuol dire seguirlo.

Grazia o merito?

Uguale salario per una diversa quantità di ore lavorative: questo è il succo della parabola degli operai della vigna (Mt 20,1-16). Gli operai della prima ora se ne sono lamentati. E noi che cosa avremmo detto? Forse la maggior parte di noi si sarebbe schierata con loro. È così. Tutta la società è basata sul principio che ognuno debba essere rimunerato in base al lavoro fatto e al successo ottenuto. Anche se non è sempre così. Se no tutto si ferma.

Ma Dio come la pensa? Certo nello stesso modo. È un parere diffuso. Anzi è convinzione comune che sia lui il garante di una rigida giustizia retributiva. Ma Gesù non ci sta! Se il padrone della vigna rappresenta Dio, vuol dire che per lui il principio retributivo non tiene. Come immaginare che Dio abbia creato questo mondo con tutte le sue meraviglie e poi l’abbia lasciato all’arrembaggio dei più furbi e dei più dotati? Certo ciò avviene, ma il progetto di Dio, secondo Gesù, va ben oltre. Nel regno di Dio come lui lo annunzia, la situazione sarà diversa. Ma ciò si realizzerà pienamente solo alla fine. È questa una grande sfida: perché Dio il suo progetto lo vuole realizzare non da solo ma con la nostra collaborazione.

Ma per noi tutto questo che cosa comporta? Prima di tutto un cambio di mentalità. È questo il vero significato della fede. Ma andare controcrrente non è facile. Bisogna fare cordata. E poi non basta protestare. Bisogna fare dei passi che dipendono esclusivamente da noi. Non è sufficiente fare soltanto un po’ di volontariato. Ci vogliono cambiamenti strutturali che riguardano tutti i settori della nostra vita. I campi sono tanti. Per chi è ancora nel settore produttivo, l’impatto sociale del lavoro deve diventare un aspetto determinante delle proprie scelte: non è giusto lasciarsi guidare solo da interessi economici o di carriera. Per gli anziani è soprattutto l’impegno a mettere in comune esperienze, competenze, tempo. Nessuno ci impedisce di pensare, parlare, informarci, interessarci degli altri e così via. Essere cristiani non è facile. Ma ne vale la spesa. Purché si sappia camminare insieme.