Siracide 3,17-29

17Figlio, compi le tue opere con mitezza,
e sarai amato più di un uomo generoso.
18Quanto più sei grande, tanto più fatti umile,
e troverai grazia davanti al Signore.
19Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi,
ma ai miti Dio rivela i suoi segreti.
20Perché grande è la potenza del Signore,
e dagli umili egli è glorificato.
(…)
28Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio,
perché in lui è radicata la pianta del male.
29Il cuore sapiente medita le parabole,
un orecchio attento è quanto desidera il saggio.^

La prima parte del Siracide (Sir 1,1–42,14) contiene una grande raccolta di proverbi riguardanti le più svariate situazioni di vita. I versetti scelti dalla liturgia appartengono a un piccolo complesso riguardante l’umiltà. In essi viene indicato il comportamento che il credente deve assumere per essere gradito a Dio e per rapportarsi correttamente agli altri.

Il primo proverbio (v. 17) esorta alla mitezza (praütês) che consiste essenzialmente nella non violenza, e sottolinea che chi si comporta in questo modo godrà veramente dell’amore degli altri, cioè avrà successo.

Nel secondo proverbio (v. 18) si afferma che la grandezza di una persona non si misura dalle cose che è capace di fare o dalla fama che ha acquisito. L’importante è farsi umile (tapeinos), cioè riconoscere i propri limiti. Solo così si può ottenere il favore (charis) di Dio.

Si passa poi a considerare come l’orgoglio e la superbia non permettano di conoscere i segreti di Dio che sono rivelati agli umili (v. 19). Per rivolgersi correttamente a Dio, bisogna riconoscere la sua grandezza, e ciò è possibile solo a chi pratica l’umiltà (tapeinos) (v. 20). Viene poi un’altra dura condanna nei confronti del superbo: la sua è una malattia  che non può essere guarita, perché l’uomo orgoglioso si preclude la possibilità stessa di imparare, e quindi di correggersi (v. 28). Nell’ultimo proverbio riportato dalla liturgia si osserva che il linguaggio parabolico è l’unico che dà accesso alle realtà superiori. Ma per poterlo utilizzare bisogna avere un cuore capace di meditare e l’orecchio attento, cioè bisogna saper dare il giusto spazio alla riflessione (v. 29).

In questi proverbi è descritto con un linguaggio semplice e comprensivo uno stile di vita improntato alla mitezza, all’umiltà, all’ascolto e al rapporto con le persone. Ad esso si contrappone il comportamento orgoglioso, presentato come una chiusura all’altro, che porta inevitabilmente alla rovina di chi ne è affetto. Ciascuno deve saper fare la sua scelta, sapendo a che cosa va incontro.