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VANGELO DELLA FESTA  Tempo Ordinario - 19a Domenica
TESTO DEL VANGELO

Matteo 14,22-23

Dopo che la folla si fu saziata, 22 subito Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull'altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. 23 Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.

24 La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. 25 Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. 26 I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: "È un fantasma" e si misero a gridare dalla paura. 27 Ma subito Gesù parlò loro: "Coraggio, sono io, non abbiate paura".

28 Pietro gli disse: "Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque. 29 Ed egli disse: "Vieni!". Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30 Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: "Signore, salvami!". 31 E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?".

32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33 Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: "Tu sei veramente il Figlio di Dio!"

COMMENTO

Matteo 14,22-33 

Gesù cammina sulle acque

// Mc 6,45-52
Nella sezione narrativa che si situa tra il discorso parabolico e quello ecclesiale (cc. 14-17) Matteo riporta, con piccoli cambiamenti e alcune aggiunte significative, la sezione marciana che va dalla visita di Gesù a Nazareth fino al secondo annunzio della passione (Mt 13,53-17,27 // Mc 6,1-9,32). In essa l’evangelista, quasi a preparare il discorso successivo, mette in risalto la dimensione ecclesiale dell’attività di Gesù in un momento in cui la partecipazione delle folle si è ormai attenuata mentre si approfondisce il contrasto con gli scribi e i farisei. Secondo la prospettiva matteana l’intera sezione può suddividersi in tre parti: 1) la missione dei discepoli e il destino del Battista (13,53-14,12); 2) la sezione dei pani e la nascita del popolo della nuova alleanza (14,13-16,12); 3) la chiesa fondata su Gesù, il Messia sofferente, rappresentato da Pietro (16,13-17,27). La liturgia tralascia tutta la prima parte di questa sezione e riprende alcuni brani della seconda, che consiste in due moltiplicazioni dei pani (14,13-21; 15,32-39), seguite ciascuna da una raccolta che ne fa emergere il significato. Il testo liturgico propone il racconto che fa seguito immediatamente alla prima moltiplicazione dei pani. Matteo riprende il racconto marciano, semplificandolo e rendendolo più scorrevole (vv. 22-27). Ad esso aggiunge però, servendosi di una fonte sua propria, la parte riguardante Pietro (vv. 28-33). In Luca questo episodio è assente in quanto con esso ha inizio la grande omissione lucana.

Gesù cammina sulle acque (vv. 22-27)

Matteo inizia il suo racconto quasi con le stesse parole di Marco: Gesù costringe (anankazô) i discepoli a salire sulla barca e a precederlo «sull'altra riva», mentre egli nel frattempo congeda la folla (v. 22). il primo evangelista non dice però che la meta fosse Betsaida. Dopo aver licenziato la folla (e non i discepoli, come in Marco) egli sale su un monte a pregare; venuta la sera Gesù è ancora solo sulla montagna (secondo Mc 6,47 la barca era allora in mezzo al mare) (v. 23): la preghiera fatta su un luogo elevato, simbolo della rivelazione divina, mette in luce l'origine soprannaturale del suo potere e il suo rapporto speciale con Dio (cfr. Mt 5,1). La barca distava già molti stadi da terra ed era tormentata dalle onde, perché il vento era contrario; allora, alla quarta veglia, Gesù raggiunge i discepoli camminando sulle acque (vv. 24-25): Matteo non fa cenno al fatto che Gesù «voleva sorpassarli». La quarta veglia, conforme alla divisione romana della notte, andava dalle ore tre alle sei del mattino. Lo stadio corrispondeva a circa 185 metri. Il camminare sulle acque è un gesto simbolico, che richiama l'immagine biblica di Dio che «cammina sulle onde del mare» (Gb 9,8; cfr. Sal 77,20), imponendo ad esse il suo dominio, e guida gli israeliti attraverso il mar Rosso, destinando gli egiziani alla distruzione (cfr. Es 14).

I discepoli, vedendo Gesù camminare sulle acque, pensano che sia un fantasma e gridano dalla paura (v. 26): secondo Luca essi avranno lo stesso pensiero quando si presenterà loro risorto (cfr. Lc 24,37.39). In effetti, Gesù anticipa in questa circostanza la manifestazione della sua gloria pasquale, in modo analogo a quanto farà nella trasfigurazione. Allora Gesù dice loro: «Coraggio, sono io, non temete» (v. 27). L'espressione «sono io» (egô eimi, io sono) si ispira alla frase con cui viene spiegato nella Bibbia il nome di JHWH (Es 3,14: «Io sono colui che sono»; cfr. Dt 32,39; Lv 19,1.4; Is 43,10; 51,12). 

L'episodio riguardante Pietro (vv. 28-33)

La seconda parte del racconto rappresenta il primo dei due incisi “petrini” esclusivi di Matteo:esso prelude alla futura funzione dell'apostolo nella chiesa e forse prefigura anche il suo rinnegamento e l'immediata conversione, grazie alla preghiera di Gesù (cfr. Lc 22,32). Vedendo Gesù venire sulle acque, Pietro dice: «Signore, se sei tu, ordinami di venire da te sulle acque»; Gesù acconsente; Pietro allora scende dalla barca e, camminando anch’egli sulle acque, va verso Gesù (vv. 28-29). Il suo camminare sull'acqua lo conforma al Maestro. Viene così a stabilirsi uno stretto rapporto tra il ministero di Gesù e la funzione del capo degli apostoli (cfr. 16,18). Però, di fronte al forte vento, Pietro ha timore e di conseguenza, cominciando ad affondare, grida: «Signore salvami» (v. 30). Gesù lo rimprovera chiamandolo uomo di poca fede e gli chiede perché ha dubitato (v. 31): l’appellativo di «uomo di poca fede» (oligopistos) è un termine tecnico che in Matteo è usato spesso da Gesù per indicare la poca fiducia dei discepoli nei suoi confronti (cfr. 6,30; 8,26; 16,8; 17,20).

A conclusione del racconto, mentre Marco osserva che i discepoli erano stupiti poiché, avendo il cuore indurito, non avevano compreso il miracolo dei pani (Mc 6,51-52), Matteo annota che quando essi furono saliti nella barca il vento si placò e tutti si prostrarono dinanzi a Gesù dicendo: «Sei veramente il Figlio di Dio!» (vv. 32-33). Con questa espressione essi proclamano la messianicità di Gesù, anticipando così la professione di fede che verrà fatta da Pietro a Cesarea di Filippo (cfr. Mt 16,16). 

Linee interpretative

Il racconto di Gesù che cammina sulle acque è molto simile, nei simboli utilizzati, a quello della tempesta sedata (Mt 8,23-7 // Mc 4,35-41), di cui potrebbe essere una versione parallela. Con esso l'evangelista vuole far comprendere che in Gesù Dio porta a termine il suo piano di salvezza, vincendo definitivamente le potenze del male e instaurando il suo Regno. Dopo la moltiplicazione dei pani, che aveva fatto intuire la messianicità di Gesù, il presente prodigio rileva il suo potere soprannaturale. Ma la fede dei discepoli è ancora fragile: essi forse si rendono conto di quanto sia impegnativo il progetto di Gesù e quali rischi richiede anche a loro di affrontare. Lasciati soli, sono assaliti dalla paura e cominciano a vacillare. Gesù viene però in loro aiuto e li rinfranca, mostrando come in lui è lo stesso JHWH, il Dio di Israele, che viene loro incontro, portando a compimento la salvezza iniziata un tempo con l’uscita dei loro padri dall’Egitto. Alla fine essi fanno la loro professione di fede chiamandolo «Figlio di Dio», cioè riconoscendo in lui il Messia che deve venire a salvare il suo popolo.

Secondo Marco Gesù, camminando sulle acque, manifesta soprattutto la sua identità trascendente; Matteo invece conferisce al racconto un'intonazione più spiccatamente ecclesiale, in sintonia con il tema di fondo dell'intera sezione in cui è collocato. Come gli ebrei durante l'Esodo erano stati soccorsi e accompagnati da JHWH, il quale sotto forma di colonna di fuoco li aveva accompagnati nel passaggio del mare (cfr. Es 14), così ora Gesù e si mette a capo del gruppo dei discepoli, che avrebbe costituito il nucleo germinale della comunità messianica, placa il vento e li guida verso la salvezza. Nel suo resoconto la barca simboleggia in modo particolare sulla chiesa che sta compiendo la sua difficile navigazione attraverso il mare burrascoso del mondo.

Il senso ecclesiale del brano è ulteriormente accentuato da Matteo con l'aggiunta dell'episodio riguardante Pietro. Probabilmente Matteo lo ha attinto da una preesistente tradizione orale e lo ha amplificato e elaborato, conferendogli un'impronta ecclesiale. In esso la figura di Pietro non è idealizzata, ma viene descritta in tutta la sua contraddittorietà, con i tratti tipici del discepolo impulsivo ed entusiasta, ma anche fragile e volubile. Sarà proprio per questo che durante la passione Pietro giungerà al punto di rinnegare Gesù. Ma proprio in quel momento troverà la forza di risalire alla superfice con un pianto che manifesta tutto il suo pentimento (cfr. Mt 26,69-75). La situazione di Pietro si ripeteva per molti fedeli nelle comunità matteane, a causa delle persecuzioni e delle divisioni interne. Solo la mano soccorritrice del Signore poteva salvarli. Matteo cerca di ravvivare la loro fede nella presenza e nell'aiuto di Gesù risorto, che può riportare la serenità nella sua chiesa. Con Gesù e Pietro nella barca, la navigazione della chiesa procede tranquilla e sicura.

 

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